Compagni di squadra, amici per sempre

Una storia simile a quella tra Senna e Berger sarà quella tra Mansell e Patrese, la formidabile coppia vincitutto del 1992 con la Williams. Qui c’è un retroscena legato alla rottura dell’accordo tra la Williams e Jean Alesi, che sarebbe stato in procinto di correre con la FW14, creatura schiacciasassi di Adrian Newey, ma che manderà tutto a monte per andare in Ferrari. Fatto sta che Mansell arriva alla corte di Sir Frank dopo avere annunciato, con un bluff, il suo ritiro dalla Formula 1 per poi ritornare in modo clamoroso all’inizio del 1991, dove ad attenderlo ci sarà proprio il padovano. Il loro rapporto sarà solido da subito, anche perché, sebbene il Leone sia prima guida, sarà Patrese a portare la prima vittoria in casa Williams e lo farà in Messico, dove si renderà protagonista di un capitombolo al via e della successiva rimonta, della quale sarà vittima lo stesso Mansell. Ma la parte centrale della stagione vede l’inglese iniziare la rimonta su Senna, con la possibilità di intravedere l’obiettivo iridato. Hockenheim è la gara che suggella la collaborazione tra i due: Mansell domina, Patrese gli protegge le spalle dopo essere uscito vincitore dal duello che lo ha visto contrapposto ai due grandi rivali, Senna e Prost (che in quell’occasione non mancheranno di beccarsi, anche dopo la polemica scoppiata tra il brasiliano e Balestre). Un’intesa vincente che però, come detto, non porterà al titolo.

Ma è questione di tempo. Pochissimo. Nemmeno il tempo di voltare pagina e il 1992 si apre con ben 5 vittorie per Mansell e 4 doppiette con Patrese. Un risultato straordinario, terribile per gli avversari, afflitti da noie di vario tipo (la Mp4/7 avrà diversi problemi al cambio, componente che invece la Williams svilupperà magnificamente, dopo aver studiato il dettaglio della Ferrari 640 che è stata donata al team di Didcot per aver strappato agli inglesi le prestazioni di Alesi). Un trionfo che lascerà pochissimo spazio agli avversari, con Patrese sempre attaccato ai tubi di scarico (metaforicamente) di Mansell per proteggergli le spalle. Un’apoteosi per Sir Frank che finalmente vede dopo 10 anni dal titolo di Keke Rosberg la consacrazione del grande lavoro fatto da lui e Patrick Head, con il magnifico progetto uscito dalla matita di Adrian Newey. Ma più di ogni altro, è il trionfo di Silverstone che brilla in questa stagione stellare; una doppietta perentoria, con Mansell e Patrese che vengono accolti dai 100 mila e oltre tifosi giunti per osannare il Leone e il suo fedele scudiero. Scene indimenticabili, con un bagno di folla che raramente si era visto nella abbottonatissima terra di Albione. E di lì a poco, un mese dopo circa, arriva il trionfo: Mansell è secondo in Ungheria, ma è irraggiungibile per tutti; Senna vince ma non basta, il baffo è Campione del mondo anche grazie al preziosissimo contributo di Patrese, che a Suzuka verrà adeguatamente ricompensato. Sempre lì, in casa della Honda, che stavolta non può far altro che rimanere a guardare quello che ha il sapore di uno smacco in piena regola. Mansell parte a razzo, inavvicinabile, irraggiungibile per chiunque, anche per Patrese. Ma anche l’italiano scava un bel solco con la McLaren di Berger. Arriva il momento dei pit-stop, dopo i quali Mansell rallenta. Un altro campione dal volto umano, merce rara nella Formula 1 dei giorni nostri, che aspetta Patrese e lo fa passare al comando, gli si incolla dietro e gli protegge le spalle fino a che il suo fenomenale V10 Renault non cede. Patrese vince ed è Vicecampione del mondo; si conclude così, nel migliore dei modi, un’altra bella storia tra amici che è continuata anche dopo la Formula 1.

Ecco come, in questo ambiente di spiccata rivalità c’è spazio anche per le amicizie, quelle vere, sincere, rapporti che vanno oltre la possibilità per guidare nello stesso team, capaci di andare fuori dalla pista, che resistono nonostante le logiche di squadra, nonostante le prime, seconde, terze guide, alla pari o meno, nonostante il valzer di ingegneri, team manager che magari fanno di tutto per indispettire l’ambiente. Ma i rapporti non si cancellano e, forse, è meglio fare un passo indietro piuttosto che rovinare una sana amicizia, che può anche essere produttiva di risultati, a volte addirittura straordinari.


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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