Alonso a Daytona: 24 ore di sfortuna
 

 


Alonso a Daytona: 24 ore di sfortuna

La trasferta americana non sorride ad Alonso. I numeri, precisi e impietosi, raccontano una sconfitta. L’ennesima. Dopo l’illusione di Indianapolis la delusione di Daytona. Ancora una volta Fernando si è dovuto arrendere all’unico avversario in grado di batterlo sempre e dovunque: la sfortuna.

Daytona. Nuvole pesanti sull’International Speedway. Animo leggero per Fernando Alonso. Scatterà dalla tredicesima posizione, ma si dice fiducioso, forte delle 24 ore a disposizione per recuperare sugli avversari. “La qualifica meno importante della sua carriera” ha rappresentato solo l’inizio di questa interminabile avventura. Il suo primo stint dura quasi due ore. 67 i giri completati. Un ottimo avvio e una Ligier P217 che sembra migliorare le sue prestazioni giro dopo giro fino a tenere il passo dei migliori.

La galoppata della vettura numero 23 viene però bruscamente interrotta da una foratura, che causa anche danni alla carrozzeria del retrotreno. L’inconveniente costerà un ritardo di quattro giri. Tuttavia la competitività dell’auto lascia presagire un rapido recupero. Alonso a questo proposito racconta:

“Entrare nella notte ha rappresentato un bel momento della corsa. La macchina era sorprendentemente competitiva, come non lo era mai stata prima. Abbiamo apportato delle modifiche dopo le prove e le qualifiche. E queste, in gara, ci hanno permesso di essere costantemente una delle cinque macchine più veloci. Questo ci ha dato grande fiducia, abbiamo recuperato due giri, grazie anche alle fasi di safety-car.”

Vola la Ligier nella notte senza stelle. Non teme il buio, riesce a domare la pioggia. Risale fino alla sesta posizione. Fernando sorride, ci crede, si esalta. Poi si spaventa. 300km/h. Curva 1. Schiaccia per richiamare i freni e la vettura non perde velocità. Lui invece comprende di aver perso la gara. Una via di fuga tra le barriere gli permette di evitare l’impatto e di rientrare ai box. La sosta sarà infinita. 40 minuti che spengono un sogno e accendono l’amarezza. Un rammarico ancora maggiore perché, come sottolinea il pilota spagnolo, “si tratta di una macchina collaudata” che “ha corso tutta la scorsa stagione finendo quarta alla 24 ore di Le Mans”.

La lunga notte si scioglie nelle luci di un’alba ancora incerta. Phil Hanson, Lando Norris e Fernando Alonso si alternano mordendo l’asfalto, tentando un disperato recupero. Lottano contro l’assurdità del tempo, che pare ora troppo poco.Rincorrono prototipi e vetture GT. Incorrono in altri episodi sfortunati. Un problema all’acceleratore e un nuovo guasto ai freni segnano definitivamente l’esito della corsa. La classifica assoluta vedrà la Ligier numero 23 di United Autosport solo al 38°posto assoluto, relegata nelle retrovie di un fondo che non merita. Lassù invece il podio, dominato dalle imprendibili Cadillac e dall’Oreca. Quarta la Ligier gemella, con il suo speculare numero 32. L’ultima beffa della sorte.

Nonostante questo Fernando parla di una prova positiva, che gli ha permesso di imparare a gestire tutte le fasi di una gara di Endurance, sia dentro che fuori dalla pista. È riuscito a domare la stanchezza e ad ottimizzare i tempi di riposo, ad apprendere le procedure per il cambio pilota, a preparare gli stint e a trovarsi a suo agio nel traffico e nella guida notturna. Un’ottima preparazione in vista  della 24 ore di Le Mans, che resta il suo vero obiettivo. Lo spagnolo afferma: “Ho ricevuto sensazioni positive dalla gara e dall’intero evento, mi sono divertito parecchio. Amo guidare. E farlo per otto o nove ore in gara è grandioso. Sfortunatamente abbiamo sofferto a causa di troppi problemi che erano al di fuori del nostro controllo.”

Alonso stempera la delusione enfatizzando i lati positivi di un’esperienza comunque unica. Un’esperienza che gli consente di aggiungere un’altra sfumatura al colore acceso della sua passione e un altro tassello alla lunga lista delle sue imprese. Inarrestabile e poliedrico, Fernando è capace di entusiasmarsi e di entusiasmare come pochi altri. Non a caso Lewis Hamilton lo ha indicato come uno dei possibili contendenti al titolo, ammettendo: “Fernando è l’avversario più difficile che ci sia. Devi avere il massimo rispetto e giocarti bene le tue carte con lui, ma il suo modo di guidare nelle gare è davvero grandioso.” Dello stesso avviso è anche Mario Isola, che, parlando di una McLaren più competitiva nel 2018, osserva: “Alonso è senza dubbio uno dei migliori piloti al mondo. Quest’anno, con una macchina in grado di lottare al vertice, potrà dimostrare di che cosa è capace.”

In realtà Fernando non ha più nulla da dimostrare. Consapevole del suo talento, cerca ogni occasione per esprimersi, ma anche per migliorarsi. Non desidera il riscatto. E forse neppure la gloria. Chiede solo di ingaggiare una sfida ad armi pari con il destino. Perché in fondo è questa l’unica vera vittoria che gli manca.


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Veronica Vesco

Milanese, una laurea in lettere, tanti sogni nel cassetto. Amo scrivere e sono appassionata di Formula 1. Tenuta a battesimo dalle gesta di Gilles, seguo i gran premi fin da quando ero bambina. Ferrarista per tradizione più che per vocazione, subisco il fascino del pilota e delle sue imprese piuttosto che identificarmi in una squadra.

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