Un DRS meno influente nel 2017

Il DRS è forse l’artificio più detestato dai puristi della F1. Nel 2017 i sorpassi sono stati circa la metà rispetto alla stagione precedente, nonostante il famoso ausilio per chi compie la manovra di sorpasso.

di Oreste Sicilia

Come avete avuto modo di vedere, quella del 2017 è stata una delle stagioni di F1 più emozionanti degli ultimi 10 anni, con un dualismo tra Sebastian Vettel e Lewis Hamilton destinato a decidersi nell’ultimo atto, anche se le defezioni della Ferrari in Malesia e in Giappone hanno contribuito, insieme a qualche errore del tedesco, a chiudere il discorso già nel Gran Premio del Messico.

A poco più di una settimana dall’ultimo appuntamento ad Abu Dhabi, è tempo di analisi del campionato, ma anche di studio per quello successivo, al quale mancano ormai meno di 16 settimane.

Uno spunto di discussione sulla stagione appena passata ce lo fornisce la Pirelli, la quale ha fornito qualche dato sui sorpassi compiuti nel 2017, calati a 435 nel corso delle 20 gare rispetto agli 866 della stagione precedente, con una diminuzione del 49%. La notizia in questo comunicato del gommista milanese risiede nel fatto che il numero risulta essere il più basso dal 2009, anno in cui ancora non era in uso il DRS, ovvero il sistema adottato per favorire i sorpassi utilizzabile da chi segue quando questo si trova a massimo 1 secondo da chi gli sta davanti.

Ma la riflessione che si vuole porre in questa sede riguarda l’apporto che l’utilizzo di questo sistema ha fornito allo spettacolo, che i nuovi proprietari della massima competizione automobilistica vogliono a tutti i costi massimizzare.

Per quanto riguarda il 2016, ci sono però diversi aspetti da analizzare sulla situazione sorpassi. Il primo è tecnologico, visto che le differenze prestazionali tra le squadre erano tali che, al netto di qualche eccezione, in gara molte posizioni rimanevano congelate, come ha dimostrato la classifica costruttori, che sin dai primi appuntamenti ha presentato una Mercedes ed una Ferrari a fare da vertice, una Red Bull, una Force India ed una Williams rispettivamente terza, quarta e quinta forza del campionato senza troppe sorprese. Ovvio, a Baku è successo l’inverosimile, e non a caso nel comunicato della Pirelli è risultata la gara con il numero maggiore di sorpassi.

Altro aspetto riguarda il fatto che le vetture del 2017 si sono dimostrate subito con una maggior resistenza sul dritto, per via del maggior ingombro dovuto alle nuove dimensioni degli pneumatici, ma soprattutto fornendo a chi segue una scia maggiormente disturbata, che rende più difficoltoso lo spunto.

Eppure, questo sistema è stato inserito per favorire tutto ciò, come se lo spettacolo della massima competizione automobilistica fosse rappresentata solamente dai duelli ruota a ruota. Intendiamoci, è positivo che vi siano, ma anche un sorpasso ai box con un pit-stop durato due decimi in meno o due curve rischiate in solitaria per fare il record del circuito, magari con slide annesso, non sono da disdegnare.

Tuttavia, a parere di chi scrive, il sistema di riduzione della resistenza all’avanzamento è un qualcosa non propria della F1, dove i sorpassi devono sempre essere ricercati senza “aiuti”, magari rischiando la frenata, la toccata, lo slide. Spesso, una manovra con il DRS azionato, da l’idea di essere “telefonata”, quasi dovuta, attesa. E un qualcosa di prevedibile cozza con l’idea, forse romantica, di una F1 che non deve rappresentare una qualche “abitudine” ma bensì sorpresa, indeterminatezza, un pizzico di follia.

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