Quando le statistiche non contano: 10 Re senza corona della Formula 1 (parte 2)
 

 


Quando le statistiche non contano: 10 Re senza corona della Formula 1 (parte 2)

Da quando è nata la Formula 1 si è sempre avuto il desiderio di confrontare piloti, auto, epoche diverse. Ma non sempre i numeri riescono a dare giustizia a piloti che sono comunque entrati nei cuori degli appassionati. Ecco alcuni dei “Re senza corona”. 

di Giuseppe Gomes

Ronnie Peterson

in Formula 1 dal 1970 al 1978 10 vittorie

Da tanti considerato il pilota più veloce della sua generazione. Spesso paragonato allo stesso Gilles Villeneuve, ma considerato da altri, molto più talentuoso rispetto al pilota canadese. Di lui si diceva che bastava osservarlo mentre affrontava la vecchia Woodcote a Silverstone per essere ripagati del prezzo del biglietto. Vice campione del mondo per ben due volte (1971 e 1978), dimostra le sue straordinarie capacità principalmente a bordo delle Lotus, sviluppate da Colin Chapman, lo storico ingegnere inglese, con il quale ebbe un rapporto di odio/amore. A Monza, nel 1978, dopo aver firmato per la McLaren e aver praticamente raggiunto matematicamente la seconda posizione in campionato dietro a Mario Andretti, il pilota svedese si trovò coinvolto in una carambola alla prima curva. Ancora vivo dopo il terribile incidente, spirò due giorni dopo all’ospedale Niguarda a Milano. Di lui ci rimane la strepitosa vittoria a Monaco 74’, gara che vinse a bordo di una ormai “obsoleta” Lotus 72E.

Per approfondire:

Storia: Austria 78, il canto del cigno di Peterson

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Jacky Ickx

in Formula 1 dal 1966 al 1979 8 vittorie

È un figlio d’arte, dato che il padre era un famoso giornalista del motorsport. Dopo una trafila nelle serie minori e nel turismo e in moto, arriva in Formula 1 con un impegno “part time”, partecipando alla sua prima gara con una Matra F2 nel GP di Germania. Il suo vero debutto su una monoposto di F1 avviene sul circuito di Monza nel 1968, sostituendo Pedro Rodriguez a bordo della T81-Maserati, terminando sesto. Al termine della stagione il passaggio in Ferrari, dove ci mise poco a conquistare i tifosi della rossa, conquistando la sua prima vittori in Francia, sul circuito di Rouen.  Nel 69’ diventa vice campione del mondo con la Brabham, andando però a vincere la 24 ore di Le Mans con Ford (replicherà lo stesso risultato altre 4 volte con Mirage e Porsche). Nel 70’ è nuovamente vicecampione, ma con la Ferrari, team con il quale vive un periodo di alti e bassi, restando comunque una tappa fondamentale, nonché la più ricordata, della sua carriera. Si ritirò dopo Spa 1985, con quell’incidente che causò la morte di un altro Re senza corona, Stefan Belloff. Ickx resta uno dei piloti più eclettici e completi della storia della Formula 1, ricordato anche come “pierino la peste” per i suoi non ottimi rapporti con il team Ferrari e per aver sfiorato il titolo nel 69’, dopo la morte di Jochen Rindt (unico caso di titolo postumo), dichiarando: “Meglio così, non mi sarebbe piaciuto strappare il titolo a Jochen, che lo meritava pienamente”.

Per approfondire: 

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Stirling Moss

in Formula 1 dal 1951 al 1961 16 vittorie

È suo il “triste” record del più grande vincitore di GP senza riuscire a portare a casa il mondiale. È anche tra i piloti più longevi nella storia del motorsport, avendo lasciato le corse all’età di 82 anni. Fece il suo esordio nel 1951 in Formula 1, al Gp di Svizzera a bordo di una HWM dopo qualche stagione corsa in Formula 3. Dopo Maserati passa alla Mercedes, dove nel 1955 conquista la sua prima vittoria, a Silverstone, diventando, per la prima volta nella sua carriera, vice-campione del mondo. Da li in avanti i grandi risultati con le vetture a ruote coperte non bilanciano la “sfortuna” di correre nello stesso periodo storico di Fangio, che continua ad inanellare mondiali, con il pilota inglese sempre secondo. Nel 1958 la beffa, arrivando secondo per un punto dietro al connazionale Mike Hawthorn. Lascia la Formula 1 nel 1962, dopo un incidente a Goodwood che lo lascia 30 giorni in coma e con una parziale paralisi alla parte sinistra del corpo per qualche mese. Un pilota dal grande talento dietro al volante, ma non proprio un “gentleman”, basti pensare alle sue dichiarazioni sulle donne al volante e sui gay degli ultimi anni…

Elio De Angelis

in Formula 1 dal 1979 al 1986 2 vittorie

Un pilota, forse, nato nell’epoca sbagliata, in un periodo storico nel quale, i piloti, stavano diventando dei veri e propri atleti ultra professionali, mentre lui era il pilota “dal cuore buono”, sia in pista che fuori. Non a caso rientra in questa classifica, perché, nel suo caso, veramente le statistiche mentono a fronte di un talento cristallino, riconosciuto non solo da noi italiani, ma anche all’estero. Debuttò con la Shadow, per la quale corse una stagione (trovando alcuni sponsor per finanziare la sua carriera) per poi passare in Lotus, dopo aver colpito, per il talento dimostrato, Colin Chapman. Ottenne la sua prima vittoria nell’81’ a bordo di una Lotus 91 al GP d’Austria, portando a casa anche l’ultima vittoria per l’ingegnere inglese. L’85’ fu l’anno che vide De Angelis anche in testa al mondiale, in seguito alla sua seconda ed ultima vittoria in F1, a Imola. Dopo quella stagione il passaggio in Brabham, e qul tragico test a Le Castellet, dove il pilota romano perse la vita a causa di un incidente terribile. La sua morte scosse profondamente la Formula 1 e non solo, basti ricordare il ricordo affettuoso di Diego Armando Maradona. De Angelis è stato l’ultimo pilota a morire prima del tragico week end di Imola 94’.

Per approfondire:

Il mito immortale di Elio De Angelis

Elio De Angelis, un romano in F1

Jules Bianchi

In Formula 1 dal 2012 al 2014 0 vittorie

Considerato da molti uno degli astri nascenti della Formula 1, nipote di Lucien Bianchi, morto nel 1969 durante delle prove sul circuito di Le Mans. Un ragazzo nato con le corse nel sangue. Nelle categorie minori dimostra una crescita progressiva e costante, diventando campione in Formula Renault e F3 Euroseries. Esordisce nel 2009 in GP2, chiudendo quarto, e per la prima volta guida una vettura di Formula 1, la Ferrari F60 a Jerez durante dei test per giovani piloti. Nel 2011 arriva terzo in campionato GP2, con un campionato si altalenante, ma dimostrò anche delle eccelse doti velocistiche. Nel 2012 diventa terzo pilota Force India e, nello stesso anno, passò al programma per giovani piloti della Ferrari, con tanto di esordio e record con la F2012 a Magny Course. Il 2013 è l’anno dell’esordio vero e proprio in Formula 1, con la Marussia, facendosi notare per le buone prestazioni nonostante un mezzo decisamente non all’altezza. Il 2014 è l’anno dell’impresa, a Monaco, portando al team russo i primi punti nel mondiale di Formula 1, grazie ad una gara incredibile chiusa al nono posto. Poi venne Suzuka, con quel crash contro la gru che stava spostando la Sauber di Sutil, una dinamica ancora avvolta nel mistero. Vi lasciamo con il ricordo di Girgio Terruzzi, del giovane pilota francese: “Abbiamo avuto a che fare con la scomparsa di molti piloti. Ciascun appassionato conserva un elenco intimo e dolente fatto di nomi, cognomi, incidenti. Abbiamo a che fare con il dolore dell’abbandono ogni giorno: amici, parenti, persone vicine che scompaiono, talvolta all’improvviso, in altri casi al termine di una malattia. Eppure, questa morte, la morte precoce e annunciata di Jules Bianchi, non trova una pace completa. Disturba, resta in quest’aria calda e immobile di agosto come una macchia, produce un’eclissi, uno stordimento cupo.”

Per approfondire: 

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