Formula 1 dei piloti o delle macchine?

Parole, parole, parole. Spesso a vanvera. Da quando la nuova proprietà della Formula 1, Liberty Media, ha fatto sapere di voler modificare le regole abbiamo sentito opinioni, rivendicazioni, giudizi, polemiche. E ne sentiremo ancora, per parecchio tempo. Però sarebbe bene che chi parla e chi scrive analizzasse la situazione in maniera oggettiva, e non secondo il proprio interesse.

Incominciamo col dire che le proposte di Liberty Media mirano a migliorare sì lo spettacolo ma, di conseguenza, anche la popolarità della Formula 1. E ciò nell’interesse di tutti: team, piloti, spettatori, media e – ovviamente – della proprietà stessa.

LA SITUAZIONE

Tutto parte dalla constatazione della scarsa vivacità delle gare negli ultimi anni: pochi sorpassi, risultati spesso prevedibili, emozioni quasi nulle dopo le frenetiche sgomitate delle partenze.

E allora tutti a lamentarsi, stampa compresa, ad accusare il sistema che non fornisce vivacità nei Gran Premi. Spesso definiti soporiferi.

Nell’era Ecclestone i tentativi di innovazione sono stati molteplici: limitazioni di carburante, necessità di rifornimenti, cambio di gomme obbligatorio, adozione di pneumatici con mescole diversificate, motori contingentati. Tutte soluzioni che hanno influito poco sulla vivacità in pista.

LE PROPOSTE

L’annuncio da parte di Ross Brawn, per conto di Liberty Media, di una proposta che cerchi di riequilibrare le forze in campo e di uniformare il più possibile le prestazioni delle auto, ha scatenato le polemiche. Anche se in realtà per ora si conoscono solo le dichiarazioni di principio e non ancora le nuove regole.Eppure è già guerra: tra chi vuol mantenere lo “status quo” e chi invece giudica interessanti le intenzioni. Anche nella stampa c’è chi sposa l’una o l’altra tesi.

LA STORIA

Nessuno però ricorda che nella storia della Formula 1 le regole tecniche sono cambiate almeno una ventina di volte tra modifiche delle cilindrate, utilizzo o meno dei compressori prima volumetrici e poi turbo, interventi sui consumi, motorizzazioni ibride. Fino ad arrivare alle complicatissime Power Unit attuali e relative penalizzazioni per le sostituzioni dei componenti, che hanno suscitato continue critiche. Ma appena si accenna a cambiare: “Apriti o cielo!”.

LE FINALITA’ ORIGINARIE

Lo ricordava sempre Clay Regazzoni: il Campionato del Mondo nato nel 1950 era stato organizzato per incoronare il miglior pilota. Infatti si chiamava, e si chiama tuttora, “ Campionato del Mondo dei Piloti”. E solo nel 1958 venne indetta una classifica definita “ Coppa dei costruttori”. Era quindi evidente la finalità della Formula 1. Non c’è dunque da meravigliarsi se eventuali nuove regole mirano a far emergere il miglior pilota del momento. Chiudendo il cerchio.

CONCLUSIONI

Credo che non ci sia appassionato di Formula 1 che non desidera vedere Gran Premi combattuti lealmente e duelli incandescenti fra i migliori piloti del mondo. Il resto è commercio.

 


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963