Bruno Giacomelli e il sogno incompiuto Alfa Romeo

Bruno Giacomelli, per gli appassionati Jack O’ Malley tra passato e presente: la storia del bresciano, emigrato di lusso in Inghilterra, diventata poi la sua terra di adozione e poi tornato in Italia per portare in alto la casa del biscione. E una carriera in Formula 1 non fortunata come meritavano le sue qualità.

di Giulio Scaccia

Brano tratto da Storie dal mondo della Formula 1

Bruno Giacomelli nasce a Poncale, in provincia di Brescia. Classe 1952, inizia con le quatto ruote nel 1971 frequentando a Monza la scuola piloti di Henry Morrogh.

Giacomelli mostra subito talento e velocità e vince la sua prima gara nel 1974 in Formula Italia, conquistando il titolo di categoria nel 1975. Il bresciano corre ma al contempo lavora per mantenersi. Non proviene da ricche famiglie come Cheever o De Angelis.

A metà del 1976 si trasferisce in Inghilterra, una scelta determinante per il suo percorso agonistico e tecnico. Viene aiutato da Sandro Angeleri, Direttore commerciale della March. La scelta è impegnativa ma ha l’occasione è ghiotta. Giacomelli nel campo sportivo fa quello che oggi fanno tanti giovani per crescere ed avere opportunità: lascia il nostro paese. Prende parte al campionato britannico di Formula 3 con la March, vincendo il trofeo Shell Sport e giungendo secondo nel trofeo BP. Nel 1976 in totale Bruno corre 18 gare, realizzando 13 pole position e vincendone 8. Tra questi successi c’è anche quello prestigioso di Monaco, in concomitanza con il Gran Premio di Formula 1.

Prima della corsa firma un accordo con Max Mosley per il team March di F1 e al contempo dopo la vittoria viene notato da Ferrari e arriva il fatidico incontro a Maranello. Bruno racconta:

“Dopo la mia vittoria a Monaco in Formula 3 nel 1976. Fui contattato e  portato a Maranello da alcuni suoi amici che Ferrari mandava sui circuiti. Ferrari mi propose di prendere il posto di Clay Regazzoni in Formula 1. In quella gara ho vinto la batteria, fatto la pole position, vinto la gara, feci un record che durò 5 anni. Andai a questo appuntamento con Ferrari senza sapere cosa volesse. Quelli che mi portarono mi disse che mi voleva conoscere. Mi fece quella proposta e gli dissi come stavo messo. Allora lì Ferrari rimase preso in contropiede e mi mise a disposizione il suo avvocato personale per farmi liberare da quella opzione. Con la March mi inventai delle scuse. Max Mosley capì al volo che c’era dell’altro. Io gli dissi che il mio inglese era un po’ così, non avevo capito bene cosa c’era scritto sul contratto. Lui capì al volo. Era uno sveglio ma era una persona per quello che l’ho conosciuto, molto valida.Alla fine gli dissi: “Max, la Ferrari mi vuole”. E lui: “Se la Ferrari ti vuole ti lasciamo libero”. E mi lasciarono libero senza volere nulla in cambio. Io tornai a Maranello ma Ferrari cambiò un po’ le carte in tavola. Non ho mai saputo perché. Lui era quello che decideva, ma era sicuramente condizionato da quelli che gli stavano intorno. Alla fine mi propose di guidare in F2 con il motore Dino e io rifiutai”.

Non era ancora il momento per la F1 ma per fare grandi cose in Formula 2.  In March ha la possibilità di conoscere Robin Heard e lavorare con lui. Heard si fida di Giacomelli. L’inglese è un genio, era lo studente con le votazioni migliori in matematica e fisica nella storia dell’Università di Oxford ed a poco più di venti anni era stato direttore tecnico a della McLaren.

Bruno viene accolto in March a braccia aperte ed addirittura mettono in piedi una squadra di Formula 2 tutta per lui. Una squadra satellite, diretta da Sandro Angeleri, con base a Silverstone con una vettura March con motore Brian Hart. Inizia il campionato di F2 nel 1977 con parecchie difficoltà tecniche. Si rompevano i bulloni del volano del motore. La squadra ebbe dei problemi e fu la fortuna di Bruno, perché il resto del budget, (lo sponsor Scaini), venne girato su una macchina laboratorio. Alla prima gara a Vallelunga Giacomelli vince e alla fine porta a casa tre vittorie e si piazza quarto, avendo totalizzato pochi punti ad inizio campionato, le stesse vittorie di René Arnoux vincitore del campionato.

L’anno successivo vince il campionato di F2 con 8 vittorie su 12 gare. Un record imbattuto. Herd aveva grande fiducia in Giacomelli e dalle parole di Bruno questo è evidente:

“Robin Herd che mi aveva dato la fiducia totale e mi diede la possibilità di progettare alcune parti della vettura. Ovviamente non sto parlando delle geometrie delle sospensioni, ma di alcuni particolari della March 782 con cui sono diventato campione europeo nel 1978. Alcune parti le ho ideate io: la pedaliera, la disposizione degli strumenti sul cruscotto, la posizione del volante, parte delle fiancate laterali. Gli specchietti erano carenati e sono bellissimi ancora oggi. Non c’erano grandi restrizioni per le dimensioni e mi sono potuto sbizzarrire”.

Gli inglesi apprezzano Jack O’ Malley come lo avevano soprannominato. E’ un tipo tosto, veloce, ottimo collaudatore e conoscitore di meccanica. Costante e regolare.

Il 1977 è anche l’anno del suo arrivo in Formula 1 con la McLaren. Con la McLaren M23 debutta al GP d’Italia. A luglio con la stessa vettura aveva debuttato Gilles Villeneuve  nel GP di Gran Bretagna. A Monza, dopo un camera car storico che chiude il film “Formula 1, Febbre della velocità”, effettuato in prova, è quattordicesimo in griglia. In gara si rompe il motore quando era decimo. Gilles quell’anno andrà in Ferrari, Bruno continuerà in McLaren anche l’anno successivo partecipando a 5 gare sempre con la McLaren ma la M26 era parente mal riuscita del precedente modello, vincente e longevo.

E’ la prima volta che s’incrociano le strade di Gilles Villeneuve e Bruno Giacomelli, che diventeranno grandi amici. C’è anche un bell’aneddoto conosciuto da pochi:

“Quando lui ha debuttato in F1 con la McLaren, io sono andato a guidare la sua March di Formula Atlantic. Fu Max Mosley a propormi di andare a guidare la Formula Atlantic in una gara vicino Vancouver. Lì c’è stato il primo contatto tra me e Gilles. Poi siamo diventati amici. Peccato che nemmeno la corsi quella gara. Ebbi un problema con la frizione nel warm-up, non mi hanno aspettato, e la gara è partita senza di me”.

La F2 chiude i battenti e Giacomelli rischia di rimanere a piedi ma non è così. L’Alfa Romeo sta elaborando il progetto per rientrare in F1 e Bruno nel 1979 correrà con l’Alfa. L’arrivo del bresciano suscita polemica. Si dice che il posto nella casa del Biscione sia stato favorito dall’avere la tessera del PCI e l’Alfa era un’azienda di Stato. Giacomelli tra l’altro ha sempre smentito la questione.


1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore.

One thought on “Bruno Giacomelli e il sogno incompiuto Alfa Romeo

Lascia un commento