Andrea de Cesaris e il sogno con l’Alfa Romeo

The greatest car breaker ever: Ad un inglese puoi dire di tutto. Tranne due cose: la prima che il calcio non l’hanno inventato loro e la seconda è che le terre di sua Maestà non sono la patria della Formula 1. Cose verissime, tra l’altro, ma sulla quale loro ci sguazzano soavemente; immolandosi a veri esseri conoscitivi della verità. Ed è probabilmente pescando a mani piene su questa teoria che hanno partorito il soprannome di Andrea “De Crasheris”. Certo, il buon De Cesaris faceva poco (anzi nulla) per togliere dalla bocca degli anglosassoni questo soprannome; ma non è che tutti i driver british della storia siano stati rispettosi certosini del mezzo meccanico. James Hunt, ai tempi del sua parentesi da commentatore insieme a Gordon Murray, fu un suo cattivissimo detrattore chiamando col nomignolo “De Crasheris” in maniera anche voluta e durante le telecronache. Del perchè ce l’avesse tanto con lui non è dato sapersi. Qualcuno sostiene che alla base di questa antipatia reciproca ci fosse una questione di donne. De Cesaris, d’altronde, faceva poco o nulla per ripudiare il gentil sesso. Bello, alto, latineggiante italiano e pure diretto nella maniera di esprimersi. Un altro suo soprannome era “Mandingo”. Rimaniamo fermi a pensare sia dovuto alla maniera arcigna e decisa con la quale correva e che non fosse nulla che facesse impazzire le donne. Chi impazzisce invece per De Cesaris sono i tifosi. In Italia è amatissimo, forse il pilota italiano che non ha mai guidato una Ferrari più amato della storia. Prima di ogni partenza girava gli occhi indietro, per via di un tic nervoso, quasi ad entrare in trance agonistica. Gli inglesi, custodi della verità, associavano questi tic ai tanti crash avuti in carriera. Nulla di più sbagliato.

De Cesaris avrà ottenuto pure pochi risultati e rotto qualsiasi cosa abbia toccato con un ignifuga addosso, ma rimane il driver vero e puro delle corse. Schietto, diretto, preciso con le parole come solo un romano vero e puro sa essere. Si narra di lui che girovagasse per Roma con una Uno sgangherata per non farsi riconoscere e anche per fare manovre al limite anche in mezzo al traffico. Dopo la F1, dalla quale si è ritirato a fine 94, ha intrapreso la carriera di manager di successo e ha comprato cassa alla Hawaii per coltivare la sua grande passione: il surf. Fino alla nefasta sera del 5 ottobre 2014.


Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.