Alfa Romeo: gli inizi gloriosi e la nascita del mito Ferrari

Il 1951 ripropone i due sfidanti, Alfa e Ferrari. Farina sembra appagato dal titolo conquistato mentre Fangio passa tutta la pausa invernale ad allenarsi per irrobustire corpo e mente.
A Berna, teatro della prima gara, il monologo Alfa Roemo continua, con Fangio che sotto la pioggia domina rifilando un giro alla Ferrari di Taruffi.
A Spa un’avaria ferma Fangio, ma non la casa di Arese, che ritrova il suo campione del mondo che, grazie alla sua classe, riesce a rintuzzare gli attacchi di Villoresi, e aggiudicarsi la gara delle Ardenne.
Qualcosa però sta cambiando. A Reims Ascari con la nuova Ferrari 375 passa Fangio e si presenta in testa alla prima curva. Il milanese della Ferrari stacca subito Fangio, che pare arrancare, fino al nono giro, quando una noia al cambio costringe Ascari e la Ferrari ai box. Al rientro in pista Ascari rimonta tutti gli avversari arrivando a contendere la vittoria a Fangio. I freni della Ferrari, troppo sollecitati, non permisero al milanese di attaccare l’argentino, che implacabile e freddo approfitta del rallentamento del pilota milanese andando a vincere la gara.
Ma la vittoria per la Ferrari è nell’aria. L‘ccasione e’ proprizia a Silverstone, dove l’Alfa assetata dai propri motori turbo compressi, deve cedere al ritorno della Ferrari di Gonzales, più a suo agio con il 12 cilindri più parco sulla alla distanza.
L’Alfa non sembra dare peso al successo della Ferrari, adducendo al motore il motivo del successo, ma fu un errore: infatti nelle successive tre gare sarà proprio una vettura del cavallino a vincere proponendosi come il più serio ostacolo alla conquista del titolo da parte di Fangio.
Alla viglia del gran premio di Monza, le due squadre italiane sono ancora in condizione di vincere il titolo. L’entusiamo è alle stelle il pubblico affolla il circuito brianzolo: Ascari e Fangio rispondono da par loro con dei numeri di alta scuola di guida, percorrendo appaiati molti tratti del circuito. La resa dell’argentino permette ad Ascari di vincere il suo gran premio.
L’ultima gara in Spagna risulta essere decisiva per l’assegnazione del titolo. A decidere il vincitore fu una scelta errata di Enzo Ferrari, che non volle addottare i pneumatici Pirelli più larghi condannando le sue macchine ai box con le gomme sbricciolate, lasciando campo libero all’Alfa di Fangio che va a conquistare gara e titolo.
Ma la rivoluzione è vicina: l’aumentata popolarità del neo campionato, obbligò gli organizzatori a varare nuovi regolamenti e per aumentare il parco macchine si apre la partecipazione alle gare alle macchine di F2.

L’Alfa Romeo si trovò spiazzata. Il cambio regolamentare la obbligava a pensionare la 159, di derivazione della 158 di prima della guerra, e di stanziare nuovi fondi per poter affrontare la stagione 1952 da vincente.

L’IRI; proprietaria dell’Alfa Romeo, non vedeva di buon occhio dover stanziare dei fondi per le corse, in quanto il governo di allora premeva per poter incentivare la produzione di serie, foriera di nuova mano d’opera, fondamentale in un’Italia ancora in ricostruzione dopo la trageida del conflitto mondiale.

Dall’altra sponda, la Ferrari, nonostante disponesse di una macchina vincente, accettò di buon grado i nuovi regolamenti e diede vita alla 500F2 che con Ascari dominò la stagione. E i maligni hanno sempre affermat che Ferrari vinse perché, senza l’Alfa, non aveva più avversari validi a contrastarlo.


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