A proposito di “bastardi”

E’certamente il pilota più discusso della Formula 1 odierna. Oggi parliamo di Verstappen. Qualcuno lo ha definito pilota “bastardo” agonisticamente. Che non è un difetto ma una dote. Pilota bastardo come tanti campioni del passato – e non solo – e come tanti manager della F 1.

Si, perché molti campioni del passato si possono definire tali. Almeno in pista. Lo è stato Schumacher nei due casi del titolo soffiato a Damon Hill con una speronata quando lui aveva già sbattuto nelle barriere, nel 1994 al GP di Australia. Ed in quello contro Jaques Villeneuve a Jerez nel 1997, che gli valse la cancellazione di tutti i punti acquisiti nell’anno. Ed aveva anche un precedente nella gara di F.3 di Macao.

Ma lo era anche Ayrton Senna. E non è lesa maestà. L’apice fu certamente lo speronamento volontario su Prost al GP del Giappone 1990 che gli valse il titolo iridato. Prost, che non era stato da meno l’anno prima a Suzuka.

DISPETTI IN PISTA

I dispetti in pista sono frequenti: mi raccontò Michele Alboreto che in un Gran Premio di Monaco, durante le prove, proprio Ayrton lo superò nella salita del Beaurivage per poi chiuderlo di colpo con una frenata alla curva Massenet. Michele riuscì ad evitare l’urto ma, nella gara di Zeltweg in Austria, gli restituì la manovra facendo altrettanto. Incontrandosi poi nei box incrociarono gli sguardi senza parlarsi, e si sorrisero. Entrambi si erano capiti. E’ solo un esempio. Ma nell’ambiente tutti sanno benissimo che Alessandro Zanardi, persona di una gradevolezza ed umanità splendide, quando era in pista non aveva pietà di nessuno: non per nulla era soprannominato “Zanna bianca”. Ed il famoso suo sorpasso al “cavatappi” di Laguna Seca ne è la dimostrazione. E ricordate la sosta prolungata ai box della McLaren di Fernando Alonso per mettere in crisi Hamilton? O la guerra psicologica- oltre che in pista – che Nelson Piquet fece contro Nigel Mansell quando nel 1987 erano compagni di squadra alla Williams? Entrambi si disputavano il titolo iridato. E Piquet arrivò ad attaccarlo perfino sulla immagine fisica della moglie. Del resto aveva malignato assai su Senna ed il suo massaggiatore quando capì che Ayrton gli stava rubando la scena del tifo brasiliano.

ANCHE IL MITICO TAZIO

Addirittura si può risalire al mitico Tazio Nuvolari. Alla vigilia di un Gran Premio di Tripoli la sera, mentre era a cena con il pilota Antonio Brivio e la sua freschissima sposa, sottolineava il rischio della loro professione sperando così che la sposina convincesse il marito a non forzare troppo all’indomani.

E quando non riusciva a superare un avversario a volte, affiancandolo, gli faceva dei cenni per segnalargli uno sbilanciamentog- inesistente – di una ruota per indurlo ad un rallentamento prudenziale o alla sosta al box. Parola di Antonio Brivio che me lo raccontò.Si, anche il grande “Nivola” era un po’ bastardo.

LA DINASTIA DEI TOP MANAGER

Parlando poi di team manager l’elenco diventa lunghissimo: Jean Todt, Flavio Briatore, Ken Tyrrel, Tom Walkinshaw, Cesare Fiorio, Ron Dennis ( definito il presidente dei bastardi ), Jackie Oliver, ecc. e secondo molti anche Bernie Ecclestone, che è definito il “re” della categoria. Insomma, per diventare Campioni o vincenti in questo sport oltre a tante doti di abilità ed intelligenza ci vuole anche un pizzico di malizia. E si diventa un po’ bastardi.

ANEDDOTO D’EPOCA

Meditando sul tema m’è tornato alla mente un episodio che mi raccontò il grande Franco Gozzi, segretario e factotum di Enzo Ferrari. Di Ferrari, Gozzi era l’ombra operativa. Ed era una miniera di episodi che solo lui poteva conoscere: il fatto che avessimo collaborato nel 1992 per la realizzazione del concorso di figurine “Formulissima” fece si che si aprisse amichevolmente ad alcune confidenze.

Ed eco l’episodio, CLAMOROSO, che mi raccontò a proposito di Jackie Ickx e Chris Amon, il grande campione senza corona che non riuscì mai a vincere un Gran Premio.

Al GP del Canada a Mont-Tremblant nel 1968, quando Ickx ed Amon erano entrambi piloti Ferrari, Icks ebbe un incidente prima della gara per cui non poteva prendere il via avendo un braccio ingessato, ed Amon partiva in prima fila. Gli organizzatori avevano comunque chiesto ad Ickx di fare il mossiere – a quei tempi non c’erano ancora i semafori e tutto avveniva in modo manuale – e Gozzi combinò con Icks ed Amon un trucchetto per far finalmente vincere una gara ad Amon ( e Ferrari probabilmente era d’accordo…). Ickx doveva alzare la bandiera dopo aver contato fino a tre in modo che Amon potesse avvantaggiarsi in partenza, conoscendo esattamente il momento dello start, ed avesse così un’opportunità di successo in più.

Volete sapere cosa accadde? Ickx alzò la bandiera immediatamente, senza neppure contare, ed Amon rimase di sasso, impallato, mentre gli altri lo superavano! E fu un’altra vittoria mancata per Chris Amon, il campione più sfortunato della storia.

A proposito di campioni “bastardi”………

P.S. Ricordiamo che Jackie Ickx fu poi il direttore di gara che al Gp di Monaco del 1984 interruppe la gara sotto la pioggia mentre Ayrton Senna ( con la modesta Toleman ) stava per raggiungere la McLaren di Alain Prost…

Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963