Beastly Days – Brasile 2008 : Omaggio a Felipe Massa

Dopo quel giorno glorioso: Massa inizia il 2009 con una cattiveria agonistica da vero mastino. Si è sudato la prima guida Ferrari e vuole difenderla a tutti i costi. Peccato che la F60 è una delle peggiori rosse di Maranello mai costruite e i risultati scarseggiano. Ottiene solo un podio al Nurburgring, due settimane prima del Gran Premio d’Ungheria. E’ il 25 luglio del 2009 quando, durante le qualifiche, una molla della sospensione posteriore della BrawnGp di Barrichello si stacca dalla monoposto. Rimbalza in mezzo alla pista e colpisce nel casco proprio Massa che lo seguiva. L’impatto è violentissimo e Massa viene trasportato in elisoccorso in condizioni gravi ma stabili. Solo una tac e un’intervento nella nottata lo dichiareranno ufficialmente fuori pericolo. L’entità dell’infortunio, però, è tale da impedirgli di correre fino a fine stagione. Torna nel 2010, ma è inutile negare che i segni del terribile botto si fanno sentire. Ad Hockenheim ha l’occasione di tornare a vincere dopo quasi due anni. E’ in testa, davanti al team mate Alonso. Poi arriva un team radio da Rob Smedley (suo storico ingegnere di pista) “Felipe. Fernando is faster than you. Did you confirm undestand the message?”. Parole scandite che cadono dal cielo come macigni. Passano pochi giri e Felipe si fa da parte, scortando il compagno fino al traguardo. Sarà l’occasione di vittoria più chiara che ha avuto in Ferrari dopo l’incidente. Compreso quel Hockenheim 2010, arriveranno 7 podi in 4 stagioni. Lo stesso numero che ottenne al suo primo anno in Ferrari, ma con in più due vittorie. Dal 2014, passa in Williams dove si dimostra sempre costante e veloce a tal punto siglare una pole in Austria, l’unica non Mercedes di tutta la stagione.

L’annuncio dell’anno scorso, alla fine, è stato un bluff. A sto giro, Felipe Massa saluterà davvero la Formula 1, dopo 15 anni con Sauber, Ferrari e Williams. Una carriera non di primissimo piano per un pilota mai amato dalle folle italiane, tanto quanto le amava lui. Un operaio del volante che quando saliva in macchina dava sempre tutto ciò che poteva. “Filipo” come lo chiamava Schumacher, fino a quel maledetto sabato di 8 anni fa era un pilota in forte ascesa. E se quella molla avesse rimbalzato un metro più in la, forse, avremo dovuto scrivere un’altra storia. Magari con un team radio nella deturpata Hockenheim a soggetti invertiti. Obrigado Felipe.

 

 

 


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Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.