Quella volta che feci licenziare Prost

Non capita spesso che un pilota tre volte campione del mondo di Formula 1 venga licenziato nel corso della stagione ed appiedato prima dell’ultima gara. E’ successo nel 1991 ad Alain Prost, che a quell’epoca vantava tre titoli iridati con la Mc Laren, e che correva da due anni con la Ferrari. Un evento che fece scalpore e che ha un retroscena curioso.

A Suzuka il Gran Premio del Giappone si era concluso con la vittoria di Gerhard Berger su McLaren, e Prost si era classificato quarto con un distacco di un minuto e 20 secondi: quasi un giro.

Al termine della gara il solito capannello di giornalisti italiani chiedeva lumi al pilota francese sulla scarsa prestazione ottenuta. E le sue risposte erano di routine: difficoltà di assetto, gomme poco sincere, mancanza di grip, e così via.

Poco dopo era la volta dei giornalisti francesi ad assediare il pilota. Il mio cameraman, essendo francese, era rimasto poco distante, appoggiato ad una transenna, con la telecamera apparentemente inattiva e posata su un tavolo. Ma, con furbizia, aveva premuto il pulsante “rec” e con il microfono direzionale captava l’intervista, oltre alle immagini del pilota che parlava.

A sorpresa, contrariamente a quel che aveva detto nell’intervista ai giornalisti italiani, Prost criticava aspramente la Ferrari che aveva pilotato in corsa, affermando addirittura che era la peggior macchina mai guidata e che gli era sembrato di essere al volante di un camion.

“Scoop” per me. Ovviamente la sera successiva, nel corso della mia trasmissione “Processo al Gran Premio” su Telemontecarlo, l’intervista viene proposta al pubblico con l’audio in francese e la traduzione italiana sotto-titolata.

Il mattino dopo ricevo una telefonata dalla Ferrari. E’ Franco Gozzi, da sempre uomo di fiducia di Enzo Ferrari, che mi chiede se gli posso far recapitare al più presto una registrazione dell’intervista rilasciata da Prost in francese. Siamo nel 1991, non c’è ancora internet. La cassetta video parte con un corriere all’indirizzo di Maranello. Per me la cosa finisce lì.

Invece qualche giorno dopo esce la notizia “bomba”: nel successivo Gran Premio d’Australia Alain Prost non piloterà più la Ferrari e verrà sostituito dal pilota Gianni Morbidelli. Il rapporto di Prost con la Ferrari è sciolto. Con tanto di comunicato ufficiale.

Siamo all’inizio degli anni ’90 ed una decisione così, che ha ben pochi precedenti, fa scalpore. Attraverso alcuni canali personali riesco ad informarmi sull’evoluzione della vicenda ed ho la conferma che l’intervista è stata determinante per il licenziamento di Prost. Pare che gli sia stata contestata facendogliela ascoltare.

Prost resterà a piedi per la successiva stagione 1992 e diventerà poi campione del mondo per la quarta volta nel 1993 con la Williams-Renault. Mi capiterà anche di incontrarlo successivamente, ma non ho percepito reazioni negative nei i miei confronti.

Credo che lui non abbia mai saputo di come la Ferrari sia venuta in possesso dei suoi commenti sulla macchina dopo la gara giapponese. Nè chi sia l’operatore che li ha registrati.

Per la cronaca: al successivo Gran Premio d’Australia Gianni Morbidelli, al debutto in gara con la stessa Ferrari che aveva ereditato da Prost, si classificò al sesto posto con un distacco dal vincitore, Ayrton Senna, di soli 51 secondi rispetto al minuto e 20 che aveva beccato Prost da Berger in Giappone. A quanto pare non era proprio un camion!

 

 


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Renato Ronco

giornalista, specializzato in motoring sportivo e commerciale dal 1963

10 thoughts on “Quella volta che feci licenziare Prost

  • 13/10/2017 at 15:13
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    Caro Renato Ronco, da ragazzino la seguivo su Crono tempo di motori, perciò mi ricordo molto bene di lei.
    Ora, che lei voglia ricordare uno dei suoi scoop (forse il più grande della sua carriera di giornalista?) per aver contribuito al licenziamento di Alain Prost (e facendogli forse anche un favore) da parte della Scuderia Ferrari è un conto; ma che lei ometta che il Gran Premio d’Australia disputato da Gianni Morbidelli su Ferrari (e concluso al sesto posto a 51 sec. dal vincitore Senna) durò solo 14 giri su 82 previsti a causa della troppa pioggia, francamente è un altro… Inoltre, date le condizioni estreme in cui si corse quella gara-sprint ad Adelaide, credo sia non giudicabile l’operato di un pilota che debuttava su una vettura in quelle circostanze, se paragonate all’operato di un altro pilota (pluricampione del mondo o meno) che aveva corso con quella vettura nelle prime quindici gare del 1991, e tanto meno si potrà giudicare la vettura (o camion che fosse) a causa delle stesse particolari condizioni.
    Comprendo che volesse concludere l’articolo con una battuta umoristica, non è una novità che molti articoli si concludano con una frase che vorrebbe strappare un mezzo sorriso al lettore; ma da semplice appassionato di automobilismo, mi aspetterei un po’ più di onestà intellettuale da parte di un giornalista professionista e da sempre esperto di motori come lei.
    Questo non cambia la mia stima nei suoi confronti, per tutti i ricordi che ho della trasmissione Crono e del suo presentatore; ma suvvia, almeno non faccia il furbetto dopo tutti questi anni, che la notorietà ai suoi tempi non le mancava di certo. Saluti.

  • 13/10/2017 at 16:03
    Permalink

    Non sarà stata un camion in tutto e per tutto ma questo pseudo giornalista era certamente un ruffiano in tutto e per tutto.

    Vantarsene poi non fa che fargli firmare una dichiarazione di mediocrità assoluta.

    Che gente.

    Il mio (ahimè) defunto pastore tedesco di nome Brian in tredici anni e mezzo di vita ha mostrato una classe e una intelligenza di almeno 10 anni luce superiori al “giornalista che quella volta fece licenziare Prost”.

    • 13/10/2017 at 16:42
      Permalink

      Non credo che sia costruttivo per nessuna discussione inserire elemento offensivi , chi lo fa evidentemente dimostra proprio un livello basso della qualità che, secondo lui, mancherebbe ad altri…

  • 13/10/2017 at 16:07
    Permalink

    Premessa:
    Non è continuando a cancellare questo commento che farete una figura migliore. Cancellandolo, non fate altro che ammettere l’errore grossolano compiuto. Sui social però ci sono tante persone che lo stanno già commentando, dopo averlo condiviso, e si ricordano di cosa accadde nel GP d’Australia 1991. Questo perché in Italia non sono tutti Ferraristi o Sennisti che se leggono dei fallimenti di Prost sono tutti contenti e se la ridono… Esistono i Prostiani in Italia, oltre ai semplici appassionati che comunque non dimenticano.
    Lasciate il commento, perlomeno, se avete un minimo di dignità; altrimenti che senso ha avuto pubblicare un articolo come questo e commentabile da chiunque?

    Lo riposto ancora una volta:
    Caro Renato Ronco, da ragazzino la seguivo su Crono tempo di motori, perciò mi ricordo molto bene di lei.
    Ora, che lei voglia ricordare uno dei suoi scoop (forse il più grande della sua carriera di giornalista?) per aver contribuito al licenziamento di Alain Prost (e facendogli forse anche un favore) da parte della Scuderia Ferrari è un conto; ma che lei ometta che il Gran Premio d’Australia disputato da Gianni Morbidelli su Ferrari (e concluso al sesto posto a 51 sec. dal vincitore Senna) durò solo 14 giri su 81 previsti a causa della troppa pioggia, francamente è un altro… Inoltre, date le condizioni estreme in cui si corse quella gara-sprint ad Adelaide, credo sia non giudicabile l’operato di un pilota che debuttava su una vettura in quelle circostanze, se paragonato all’operato di un altro pilota (pluricampione del mondo o meno) che aveva corso con quella vettura nelle prime quindici gare del 1991, e tanto meno si potrà giudicare la vettura (o camion che fosse) a causa delle stesse particolari condizioni.
    Comprendo che volesse concludere l’articolo con una battuta umoristica, non è una novità che molti articoli si concludano con una frase che vorrebbe strappare un mezzo sorriso al lettore; ma da semplice appassionato di automobilismo, mi aspetterei un po’ più di onestà intellettuale da parte di un giornalista professionista e da sempre esperto di motori come lei.
    Questo non cambia la mia stima nei suoi confronti, per tutti i ricordi che ho della trasmissione Crono e del suo presentatore; ma suvvia, almeno non faccia il furbetto dopo tutti questi anni, che la notorietà ai suoi tempi non le è mancata di certo. Saluti.

      • 13/10/2017 at 18:31
        Permalink

        Lo dico perché, le prime volte, una volta rientrato sul link dell’articolo, il mio commento era sparito e ho dovuto ripubblicarlo. Non una, non due ma tre o quattro volte ho dovuto compiere quest’azione, prima che non sparisse più. Ora vedo che si è mantenuto. Grazie della risposta.

  • 13/10/2017 at 17:25
    Permalink

    Rispondo per Renato Ronco che mi ha chiesto di pubblicare questa risposta:

    Innanzi tutto io non mi vanto di quanto successo: Ho soltanto raccontato il retroscena di un episodio che suscitò molta curiosità.Ed il lavoro di un giornalista è proprio quello di scoprire e raccontare “anche “ i retroscena degli eventi.
    E poi se fossi stato ruffiano non avrei certo agito così: anzi, il rischio era che la Ferrari mi creasse qualche ritorsione professionale palesando le critiche del pilota. Evidentemente chi ha scritto non mi conosce.

  • 15/10/2017 at 09:10
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    Scusate ma, secondo voi, è veramente colpa di chi ha fatto il suo mestiere mettendo a conoscenza un datore di lavoro delle aspre critiche di un suo pilota…o forse il pilota poteva esprimere (con coerenza) il suo pensiero senza distinzioni di nazionalità… Io credo che, chi come il giornalista, non ha inventato balle…ha esposto i fatti, le dichiarazioni non ha colpe. Il pilota, dopo le dichiarazioni, non era più ben voluto dalla Scuderia… Non ci vedo colpe sinceramente, ed anche i meriti sono ridotti al minimo. Tutto il merito è di Alain… Se poi vi riferite alla battuta, vabbè… Non mi può risultare sempre simpatici a tutti…
    Buon mondiale a tutti!!!

  • 15/10/2017 at 20:37
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    Trovo la chiusura dell’articolo abbastanza patetica. In pratica si vuole far credere che uno dei migliori piloti nella storia della F1 (se non il migliore) fosse al livello di un Morbidelli qualsiasi. Capisco che i giornalisti italiani abbiano il dente avvelenato con Prost che a differenza di Senna, che li invitava anche a cena, li ignorava. Tuttavia è ridicolo che la campagna denigratoria nei confronti del francese prosegua anche 24 anni dopo il suo ritiro dalla F1.

  • 16/10/2017 at 11:05
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    La vicenda fu molto più complessa e legata ai cambiamenti dei vertici in Ferrari. Alain Prost la spiegò molto bene successivamente. Fu usata l’interpretazione dell’intervista, tra l’altro non offensiva nei confronti della scuderia, ma solo descrittiva della sensazione di guida della macchina in quel gran premio, per procedere con i piani della nuova gestione.

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