GP Messico: ritorno al circuito Hermanos Rodriguez

Il Gran Premio del Messico segue a una settimana di distanza quello appena disputato ad Austin, seconda gara della triade americana prima della chiusura ad Abu Dhabi. Lewis Hamilton in questa gara, dopo le 3 vittorie consecutive, ha a disposizione la seconda palla match per aggiudicarsi il suo quarto titolo iridato, visto che il suo vantaggio è addirittura aumentato a 66 punti su Sebastian Vettel. Teatro della possibile conquista iridata il circuito Hermanos Rodríguez, circuito che in passato ha già incoronato diversi Campioni del mondo e che, dal 2015, ha subito una pesante modifica, con il taglio della curva Peraltada.

Si tratta di un circuito particolarmente veloce, che ha mantenuto quasi inalterato il layout degli anni 1980-1990, fatto salvo il taglio del curvone e qualche modifica nella parte iniziale. Ma a dispetto della lunghezza del rettilineo d’arrivo, che permette di sfondare il muro del 370 km/h, la velocità media sul giro supera a malapena i 200 km/h, anche a causa del tratto misto  dopo la prima chicane e il rettilineo di raccordo, che obbliga i piloti a effettuare continui cambi di direzione, praticamente dalla curva 4 sino alla 11, dove un leggero allungo introduce i piloti all’interno della curva dello stadio, dove dopo aver affrontato una chicane si ritrovano ad affrontare metà della curva Peraltada, per poi reimmettersi nel rettilineo d’arrivo.

Come detto, sul tracciato messicano sono stati incoronati diversi Campioni del mondo, John Surtees con la Ferrari nel 1964, Dennis Hulme con la Brabham nel 1967 e Graham Hill con la Lotus un anno dopo, nel 1968. Cinquant’anni dopo Hulme, dunque, Hamilton è a un passo dal centrare il suo quarto titolo iridato e, quasi come se fosse benaugurante, un altro neozelandese calca le scene del Circus dopo l’esordio di Austin, Brendon Hartley, che troverà al suo fianco Pierre Gasly, costretto per una gara a lasciare il volante a Daniil Kvyat.

Scorrendo l’albo d’oro della gara messicana, il primo a imporsi è Clark, nell’anno in cui conquisterà il suo primo iride, imitato l’anno dopo da Dan Gurney, seguito da Surtees e Bandini, con l’inglese che come detto regala il titolo alla Ferrari 3 anni dopo Phil Hill. L’anno successivo è doppietta americana, con Richie Ginther che viene inseguito da Gurney, con i due che approfittano del forfait di Jim Clark nelle battute iniziali per andare a imporsi. Lo scozzese si rifarà due stagioni più tardi, nell’anno della vittoria iridata di Hulme, preceduto l’anno prima da Surtees sula Lotus. Nel 1968 si assise al trionfo in parata di Graham Hill, che vince distanziando di oltre 1 minuto Bruce McLaren, mentre Jackie Oliver completa la festa della Lotus andando a cogliere il podio. La stagione successiva è proprio Hulme, defenestrato dalla Brabham, ad aggiudicarsi la vittoria a bordo della McLaren, mentre nel 1970 Ickc e Regazzoni regalano alla Ferrari una splendida doppietta, nell’ultima gara valida per il Mondiale, che però non riuscirà a togliere il titolo a Jochen Rindt, scomparso prematuramente a Monza e al quale il Mondiale verrà assegnato postumo.

Per 15 anni il circuito Hermanos Rodríguez non farà parte del Circus e tornerà nel 1986 per salutare una vera e propria sorpresa: la prima vittoria di Gerhard Berger al volante della Benetton in Formula 1. Una gara propiziata dalle condizioni favorevoli alle gomme Pirelli che vincono la concorrenza dei pneumatici Goodyear, consentendo all’austriaco di non fermarsi ai box e concludere la gara in testa alla graduatoria, battendo Prost e Senna. L’anno successivo è il duello tra Mansell e Piquet a tenere banco, con l’inglese che termina davanti al compagno-rivale brasiliano. Le sorti del mondiale saranno poi segnate dall’incidente di Mansell a Suzuka, ma questa è un’altra storia. Tra il 1988 e il 1990 tiene banco il duello tra Alain Prost e Ayrton Senna, con il francese che riesce ad aggiudicarsi due di queste 3 edizioni (1988 e 1990), mentre per Senna, dopo la vittoria del 1989, arriva l’esplosione di uno pneumatico a sbarrargli la strada costringendolo al ritiro a 6 giri dalla fine. Nel 1991 e 1992, invece, sale in cattedra la Williams, che con la FW14 mette a segno due splendide doppiette con Patrese e Mansell che vincono rispettivamente una gara a testa.

Si arriva così a un nuovo stop fino al 2015, quando il circuito messicano torna in calendario e in entrambe le edizioni, manco a dirlo, è il duello tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton a tenere banco. Ma mentre nel 2015 i giochi erano già fatti, con Hamilton iridato e Rosberg che si aggiudica la gara, nel 2016 la corsa al titolo è ancora aperta, con Hamilton che chiude davanti a Rosberg, consente alla Casa di Stoccarda di conquistare il record di vittorie in una sola stagione, ben 17, record che poi verrà ulteriormente migliorato a 19. In questa stagione, dunque, non ci sarà la conquista del titolo costruttori, già aggiudicato ad Austin, ma potrebbe chiudersi la partita del Mondiale piloti.

Questi gli orari TV, che come per il Gran Premio degli Stati Uniti prevede la doppia diretta Sky e Rai.

Venerdì 27 ottobre:
Prove libere 1: 17.00-18.30 – diretta su Sky SportF1 HD e Rai Sport HD
Prove libere 2: 21.00-22:30 – diretta su Sky SportF1 HD e Rai Sport HD

Sabato 28 ottobre:
Prove libere 3: 17:00-18:00 – diretta su Sky SportF1 HD e Rai Sport HD
Qualifiche: 20:00-21:00 – diretta su Sky SportF1 HD e Rai 2

Domenica 29 ottobre:
Gran Premio: ore 20:00 – diretta su Sky SportF1 HD e Rai 1


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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