Shadow, una lunga avventura in Formula 1 firmata Dan Nichols


Ma è l’inizio della fine, perché la Shadow nel 1978 cambia di nuovo pelle. Jones se ne va verso la Williams e Nichols si affida a quello che di lì a poco diventerà il suo compagno di squadra, Clay Regazzoni, affiancato da Hans-Joachim Stuck, ma la nuova DN9, disegnata ancora una volta da Southgate, non avrà gli stessi risultati della precedente, tanto che nemmeno nel team satellite, la Interscope, la monoposto americana riuscirà a raccogliere risultati. Southgate, allora, vira verso la Arrows, portando con sé anche diversi collaboratori, cosa che farà infuriare Nichols a tal punto che, alla vista della prima monoposto, la FA1, ingaggerà una battaglia legale con l’ingegnere inglese, ritenendo che ne fosse una copia esatta. Oltre al danno, anche la beffa, perché nel corso del 1978 la nuova monoposto si rivelerà più competitiva della DN9, andando a punti in ben 3 occasioni e centrando il podio ad Anderstorp, nella gara che fece scoppiare lo scandalo della “fan car” di Niki Lauda. Si innesca una guerra a distanza tra Nichols e Southgate, ma i risultati daranno ragione all’ingegnere inglese, che arriverà a punti anche con la A1, monoposto che sostituirà la “pietra dello scandalo” nel corso della stagione.

E anche nel 1979 la storia si ripete, con la Arrows che si rivela più competitiva della Shadow, team che si affiderà a Jan Lammers ed Elio De Angelis. Proprio il romano regalerà gli ultimi 3 punti alla scuderia americana nell’ultima gara della stagione, al Glen. Nel 1980 la nuova monoposto, la DN11, non sarà nemmeno in grado si qualificarsi, se non a Kyalami con Geoff Lees e, così, Nichols decide di chiudere i battenti, dopo che il team viene rilevato da Teddy Yip. Il cinese proverà anche a portare in pista la nuova DN12, ma senza risultati. Il team viene chiuso e la nuova esperienza di Yip, la Theodore, si avvarrà dell’esperienza di Tony Southgate, ancora lui. Anche questa avventura ebbe poco successo nell’era dei turbo, nonostante la successiva fusione con la Ensign.


L’esperienza di Nichols, breve ma significativa seppure avara di risultati, ha permesso di mettere sul trampolino di lancio diversi piloti che in seguito si sono affermati, come per esempio Jones. Ma, forse, la lezione più importante è stata che anche nonostante le tragedie e i drammi che la vita e le corse ti mettono di fronte, bisogna sempre avere la forza di rialzarsi e andare avanti, nonostante tutti, prima o poi, finiscano per voltarti le spalle. Dan Nichols è scomparso poche settimane fa, ma la sua eredità è comunque pesante, a simboleggiare uno spirito avventuriero che, ormai, non c’è più.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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