Sepang, storia del primo circuito disegnato da Hermann Tilke
 

 


Sepang, storia del primo circuito disegnato da Hermann Tilke

Quest’anno si corre quella che dovrebbe essere l’ultima edizione del Gran Premio della Malesia, su un circuito, quello  di Sepang, che ha rappresentato uno dei primi esperimenti portati avanti da Hermann Tilke; anzi, si tratta del primo circuito disegnato interamente da lui, senza che vi fosse alle spalle un progetto di ristrutturazione come accaduto nel caso dell’attuale Red Bull Ring di Zeltweg.

Un circuito, quello di Sepang, misto che alterna una prima parte veloce (curve da 3 a 8) seguita da una seconda caratterizzata da curve più lente (curve da 9 a 14), entrambe raccordate da due lunghi rettilinei raccordati dal tornante finale, che precede il traguardo (è addirittura possibile dividere il tracciato in due parti per utilizzarne solo una). Un tracciato in cui si superano i 200 km/h di media e che nel corso della sua esistenza nel Mondiale, relativamente giovane, ha regalato alcune pagine esaltanti e, soprattutto, tanta Ferrari, che ha vinto con Irvine, Schumacher, Raikkonen Alonso e Vettel.

La sua storia inizia nel 1999 ed è già spettacolo, alla prima edizione. E’ quella del grande ritorno di Michael Schumacher, che dopo il terribile incidente di Silverstone viene costretto a una lunga riabilitazione dopo la frattura delle gambe, che si completa proprio nel corso del weekend malese. La Ferrari, intanto, ha trovato il suo degno sostituto in Eddie Irvine, che ora ricopre i panni del leader della squadra e viene spalleggiato nel migliore dei modi da Mika Salo, acerrimo rivale del connazionale Hakkinen, iridato uscente e candidato principe alla corsa iridata. E che le cose in Ferrari siano cambiate lo si capisce subito: Schumacher mostra subito i muscoli e rifila un secondo a tutti, quasi come se l’incidente fosse stato roba da niente…

Irvine è lì, in prima fila, mentre tutti gli altri sono indietro, molto indietro. E così, i due ferraristi sembrano avviati felicemente verso la doppietta. Schumacher per una volta si fa da parte, dopo 4 giri, lasciando il comando a Irvine e viene insidiato da Coulthard, con lo scozzese che poco dopo è costretto al ritiro. La situazione rimane invariata fino al primo giro di pit-stop, con i due ferraristi che subito distanziano Hakkinen, ma al secondo pit-stop ecco la sorpresa. Il finnico della McLaren viene rallentato dal tappo di Johnny Herbert, perde decimi preziosi che si trasformano in secondi, mentre Schumacher riconquista la testa della gara. La logica di scuderia, sempre cara alla Ferrari, porta Schumacher a far passare il suo caposquadra Irvine (a dirla così sembra una battuta, ma è un dato di fatto) e Hakkinen, che alla fine riesce a sbarazzarsi di Herbert, si ritrova attardato di diversi secondi sulla linea d’arrivo deve cedergli la testa della classifica per ben 4 punti. Tutto questo fino a che non intervengono i Commissari sportivi, che squalificano le due Ferrari per una presunta irregolarità ai deviatori di flusso, squalifica poi revocata a seguito del ricorso dei legali di Maranello. A Suzuka, però, la storia sarà ben diversa…


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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