GP Italia 1966: Ferrari, Scarfiotti e il volere del re

La Ferrari 312 vince a Monza con Ludovico Scarfiotti nel 1966. Il trionfo, completato da Mike Parkes era frutto di una estate impegnativa per i meccanici a Maranello.

Durante una giornata d’estate particolarmente afosa, un via vai di tecnici e operai da un reparto all’altro, rende l’atmosfera incandescente. I velati mugugni attirarono l’attenzione di Franco Gozzi, già braccio destro di Ferrari, che, sebbene non capisse molto di tecnica motoristica, si rese conto che il reparto motori era in fibrillazione e che i mugugni erano dovuti alle ferie annullate improvvisamente senza nessun preavviso.

Il capo reparto, caro amico di Gozzi, finalmente trovò il coraggio di aprirsi e vuotare il sacco. Senza mai pronunciarne il nome, il tecnico indicò che Ferrari si era messo in testa di presentarsi a Monza con un nuovo motore dotato di 3 valvole per cilindro sovraccaricando il reparto con una dose di lavoro straordinario impensabile in un periodo di ferie. Alle rimostranze del tecnico col Drake, si sentì rispondere che le ferie potevano essere sospese. Gozzi e l’amico si guardarono negl’occhi consapevoli che se il Vecchio voleva il motore nuovo per Monza, era inutile discutere bisognava darsi da fare per esaudire il volere del re. Il reparto motori, portò al banco il nuovo propulsore, mentre le macchine, dopo essere state revisionate, erano pronte ad ospitare il “cuore nuovo”. Ferrari era conscio che il motore avrebbe potuto ben figurare a Monza e sferzò i suoi uomini affinchè fosse tutto pronto per la vigiglia del gp italiano.

La sala prove concentrò il pochi giorni il lavoro di settimane e in quindici giorni il propulsore era pronto per essere montato sulle vetture. Questo tipo di richieste erano solite di Ferrari che, unico nel suo genere, sapeva prendersi degli azzardi tecnici sfruttando al meglio la dedizione e la passione dei suoi uomini.
Il giorno delle prime prove la tensione era mitigata dai soliti sorrisi e dai comportamenti divinvolti di tutti ma fu solo dopo i primi giri in pista che la squadra ebbe la consapevolezza di non aver fatto un salto nel buio. Solo Bandini ebbe problemi con l’accensione mentre Mike Parkes e Ludovico Scarfiotti riuscirono a strappare i migliori tempi arrivando a confermarli nelle qualifiche monopolizzando la prima fila.

Il giorno della gara Scarfiotti e Parkes scattarono in testa e comandarono la corsa con autorità mentre Bandini e si ritrovò a combattere con la propria macchina e dopo qualche giro le due Ferrari di testa cominciarono a fare il vuoto, mentre quella di Bandini costrinse il talentuoso pilota romagnolo a fermarsi a bordo pista.
Tutto sembra procedere bene quando alle spalle di Parkes si presentò minacciosa la sagoma della Brabham di Hulme che provò a superare il ferrarista sfruttando l’effetto della scia in rettilineo. Parkes riuscì a rintuzzare gli attacchi del neozelandese arrivando a scortare la macchina del compagno al traguardo Scarfiotti. All’abbassarsi della bandiera a scacchi le due Ferrari avevano dominato il gp d’Italia, ma il vero vincitore era Ferrari, il monarca dell’automobilismo, che aveva voluto il nuovo motore per la gara e che, grazie al trionfo di Scarfiotti, cugino dell’avvocato Agnelli, poteva far valere la vittoria del suo pilota come viatico per il futuro accordo con la Fiat.
A tutt’oggi quella di Ludovico Scarfiotti è l’ultima vittoria di un pilota italiano su una Ferrari di f1 a Monza.

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