F1 | Ritratti: Gilles Villeneuve, l’uomo che amava correre

La politica, odiata nemica di Gilles – Ma torniamo alle corse. Il 1981 si chiude con una inattesa squalifica del canadese, per aver sbagliato la posizione di partenza a Las Vegas, una macchia che non ha cancellato la straordinaria stagione del canadese, diventato ormai un pilota maturo e pronto per puntare senza mezzi termini al Mondiale. Dopo avere anche battuto un jet, nulla sembra poter fermare Gilles Villeneuve, che si lancia nella nuova avventura con la sua nuova 126 C2, rossa fiammante e particolarmente veloce, sviluppata dalla Pininfarina, la monoposto che lo potrebbe portare alla consacrazione definitiva. E invece, sembra quasi che Gilles sia stato vittima di un terribile disegno, una di quelle situazioni che di colpo ti fanno precipitare, fanno crollare le tue convinzioni e le tue certezze, finisci in giochi più grandi di te ai quali devi giocoforza adattarti (Pironi diventa capo della PRDA, che sostituisce la GPDA; la guerra tra la FISA e la FOCA si combatte sotto il profilo tecnico e la Ferrari inventa l’alettone sdoppiato di Long Beach, idea che lo porta al terzo posto, che gli verrà poi sottratto dai commissari), ma soprattutto senti che quelle che erano le persone nelle quali riponevi e infondevi la massima fiducia di colpo ti voltano le spalle. Già, perché quella che si consuma nella Festa della Liberazione, a Imola, è la più incredibile e surreale delle trame, con una festa che si tinge di rosso e di nero. Se ne vanno i team inglesi, in polemica con la FISA e la scena è tutta per loro, Villeneuve e Pironi, che nelle battute finali danno spettacolo, fino a che il team non decide di congelare le posizioni.

Imola 1982, la pugnalata di Didi – Ai box c’è un’assenza pesantissima: manca Mauro Forghieri, l’uomo che da diversi anni era riuscito a tenere il pallino dei box della Ferrari, il braccio destro di cui il Drake si fidava ciecamente più dei tanti direttori sportivi che andavano e venivano. Proprio a Imola quell’assenza segnerà un destino tanto beffardo quanto atroce, perché Gilles Villeneuve sembra essere vittima delle sue stesse ambizioni, anche qui simboleggiate da una sua frase: “Pretendo di essere sempre il migliore, in tutto. È nel mio carattere. Non m’interessa una posizione da comprimario“. Ecco che il suo voler primeggiare a ogni costo si scontra con l’amarissima realtà di quel rettilineo, il famigerato Tamburello, che Gilles sogna di percorrere da trionfatore anche in quell’ultimo giro dopo che i due se le erano suonate per tutta la gara, e che invece vede Didier Pironi piombare come un falco all’interno della monoposto gemella numero 27.  Gilles è incredulo, cerca un altro attacco per riprendersi la leadership pensando che Pironi gli restituisse il favore e la posizione… e invece no! Il francese chiude la porta fino al traguardo. Forse, se ci fosse stato Forghieri, quel “DIDI SLOW” sarebbe stato estremamente più chiaro, magari con un “1 GILLES – 2 DIDI” e qualsiasi trasgressione a questo ordine probabilmente non sarebbe stata perdonata, visto che in questi anni inizieranno a sperimentarsi le comunicazioni radio. Le tribune intanto si godono lo spettacolo, in tribuna stampa si applaude ai due ferraristi, i meccanici esultano a bordo pista mentre le due C2 tagliano il traguardo… ma non appena i due rientrano ai box si consuma la rottura netta e irreparabile.

I due, prima di essere compagni di squadra, erano diventati buoni amici, ora saranno destinati a rimanere avversari per sempre. Ma la cosa che ha fatto più male a Gilles non è stato solo il tradimento di Pironi, il fatto di disobbedire a un chiarissimo ordine di scuderia, ma soprattutto che nessuno all’interno del team aveva condannato quel gesto, quello sgarbo, quella ferita inguaribile. Pironi ha approfittato dei guai di Villeneuve per sopravanzarlo e andare a vincere la gara, come ammetterà lo stesso canadese. Ma né Mauro Piccinini, direttore sportivo, né forse nemmeno il Drake, per il quale comunque a vincere era stata una Ferrari, andranno a prendere posizione sull’accaduto. Il Grande Vecchio, però, vedeva in Gilles qualcosa di speciale e in un’intervista sembra difenderlo, ma è chiaro che tutto l’ambiente ferrarista è contro di lui, o comunque ignora la sua protesta. La dura lezione del gioco di squadra (che tanto gioco non era), il sapore di una sconfitta bruciante, il pensiero di una vendetta da non servire fredda, ma calda, anzi bollente, mentre Gilles pensa di andarsene, magari costruendo una sua squadra. Ma i due erano veramente nemici?

Zolder, inizia la guerra – Zolder si presenta alla Formula 1 con un clima tipicamente primaverile, una di quelle giornate nelle quali l’aria tersa del mese di maggio viene elettrizzata dai protagonisti delle scene iridate, ne sanno qualcosa René Arnoux e Alain Prost, che nel corso della stagione arriveranno sino al punto di rottura, che si consumerà in casa, al Paul Ricard. Anzi, proprio in Francia la celebrazione della Grandeur sotto le vesti delle imprese dei piloti della Régie si trasformerà in un altro dramma che consegnerà il titolo a Keke Rosberg, il quale ringrazia e passa alla cassa. Le qualifiche del venerdì vedono le due Renault protagoniste assolute e dietro, un po’ più attardati, ancora loro: Gilles Villeneuve e Didier Pironi, impegnati in un duello nel duello, una gara nella gara. E così, ancora una volta, i due si trovano affiancati sia il venerdì che il sabato. Quel sabato.


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)