Beastly Days: Silverstone 1995, il trionfo di Herbert - Pagina 2 di 3
 

 


Beastly Days: Silverstone 1995, il trionfo di Herbert

La giornata bestiale – Nella terra di Albione tutti gli occhi (non certo teneri) sono puntati su Damon Hill, che una dopo l’altra ha gettato al vento diverse occasioni per stare attaccato e magari sopravanzare il funambolo tedesco della Benetton, che nel 1995 sta facendo vedere tutte le sue doti da Kaiser: concreto, cinico. velocissimo e supportato da un team fenomenale, tale è la Benetton di quella stagione, che giusto per fare un bel dispetto alla Williams si gira le forniture dei motori della Renault dalla Ligier e crea un vero e proprio missile, la B195. E’ il Leitmotiv di tutta la stagione, che si materializza anche quando le speranze sono praticamente pari a zero. Il riferimento, nemmeno tanto casuale, è alla gara di Montreal, dove nemmeno i problemi al cambio patiti da Schumacher, che consegneranno la vittoria ad Alesi, priveranno il tedesco di un preziosissimo arrivo a punti, per di più mettendoci il sigillo del giro più veloce in gara. Hill è in affanno, sa che deve rincorrere il tedesco nonostante disponga di un mezzo migliore (prova ne sono le 4 pole position contro le 3 della Benetton) e anche in Inghilterra non si fa trovare impreparato, magari pronto a ricevere un altro bagno di folla, piazzandosi dove deve, in pole position, ma dietro di lui ecco che manco a dirlo arriva Michael Schumacher, staccato di quasi 3 decimi. Dietro di loro, il nulla: Coulthard a 8 e gli altri tutti sopra il secondo, con la lotta tra Herbert – proprio lui – e Alesi, staccati di soli 7 millesimi. Una qualifica bestiale, segnata dalle mutevoli condizioni del meteo inglese, che Hill conosce a menadito e che hanno scatenato una vivace discussione tra gli addetti ai lavori, che porterà alla sessione unica al sabato. E’ la gara delle sorprese, Hakkinen fa segnare il miglior tempo nel warm-up asciutto, prestazione che fa da antipasto a quello che accade nella gara del pomeriggio. Una gara in cui a esaltarsi nelle fasi iniziali è Jean Alesi, che scata come un razzo e si porta alle spalle di Hill. Sembra fatta per l’inglese, che in testa veleggia, guadagnando considerevolmente sul ferrarista. Ma ci sono due incognite da tener presente: i pit-stop e le penalità, che da questa stagione inizieranno a fioccare. Infatti, Panis e Barrichello verranno pizzicati dai sensori annegati nell’asfalto e saranno penalizzati con uno stop-and-go di 10 secondi. Nel mentre, Coulthard incappa in problemi elettronici dopo il primo pit-stop (anticipato), che gli creeranno qualche difficoltà, ma riuscirà a proseguire la gara.

Il fattaccio – Intanto, Schumacher, liberatosi dell’inglese e di Alesi, inizia la rincorsa su Hill, grazie a un capolavoro di strategia dato da una sosta ritardata di molto rispetto all’inglese, cosa che gli permetterà di ridurre il distacco in modo significativo. Le gomme nuove consentiranno a Hill di guadagnare ancora, ma il Kaiser non lo molla di un centimetro, fino alla seconda sosta. Una parentesi merita la sfortuna di Berger, che al pit-stop si vede costretto al ritiro perché gli era astata avvitata malamente la gomma anteriore destra. Ma sarà la seconda tornata di soste ai box a essere decisiva per le sorti della gara. Schumacher e Hill ormai sono vicinissimi, con il tedesco che allunga sensibilmente la seconda sosta e, al giro 44 si ferma, tre tornate dopo l’inglese, per finire in testa. Una beffa per Hill, una doccia gelata per il pubblico inglese. E allora, si accende il duello: Hill inizia a pressare il tedesco per 3 giri, finchè alla tornata 47 accade l’incredibile: lo affianca alla curva Priory, è dentro! Ma Schumacher chiude la traiettoria e i due vanno in collisione! Errore di Hill o furbizia di Schumacher? Il dibattito infiamma, con l’inglese che inizia a sentire aria di licenziamento: per lui i ritiri iniziano a essere troppi e il confronto con il Kaiser è impietoso. Così, come per magia, a trovarsi in testa alla gara c’è Johnny Herbert seguito da David Coulthard, ma anche per lo scozzese i pit-stop saranno fatali. Alla seconda sosta prima del patatrac, infatti, incappa in un problema elettronico che gli manda fuori uso il limitatore. Risultato? Esce dal box a una velocità più alta rispetto agli 80 km/h consentiti e, dunque, penalità inevitabile. Ma lo scatto d’orgoglio, nella lotta tra Williams e Benetton, tra Inghilterra e Scozia, tra Schumacher e Hill che si riflette anche in Herbert e Coulthard, fa sì che la Williams numero 6 per un attimo sopravanza la Benetton numero 2, poco prima di entrare ai box all’ultimo giro utile (non verrà avvisato nemmeno dai box, che non volevano disturbarlo… se ne accorgerà solo guardando i maxischermi). E così, per il povero Coulthard arriva la retrocessione al terzo posto, dietro anche alla Ferrari di Alesi. Jean-Burrasca prova a impensierire Herbert, prima che la pressione dell’olio motore lo abbandoni e lo faccia desistere dal tentare l’assalto alla prima posizione, per quella che avrebbe potuto essere la seconda vittoria in 3 gare. Herbert taglia il traguardo incredulo davanti ad Alesi e Coulthard, e dietro di loro c’è quasi gloria anche per Pierluigi Martini, a ridosso della zona punti anche grazie al botto finale tra Barrichello e Blundell, con l’inglese che chiude quinto portando al traguardo la McLaren su tre ruote. Ancora una volta, la festa esplode in casa Benetton, dopo la vittoria di Schumacher in Francia e prima dell’apoteosi del tedesco a Hockenheim, dove Hill compirà l’ennesimo errore. Ma stavolta la scena è tutta per lui, “Go Johnny go” Herbert, l’uomo con la passione per la siderurgia che probabilmente sarebbe potuto diventare ingegnere, l’uomo che ama la letteratura che impegna la mente, l’uomo che ama cantare “Let it be”, l’uomo che ha travolto con l’auto una pompa della benzina, ha solo dovuto aspettare il momento propizio per fare suo un successo che, molto probabilmente, era già nell’aria e che è riuscito a cogliere con pieno merito.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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