Beastly Days: Silverstone 1995, il trionfo di Herbert

Silverstone 1995 è una gara bestiale in piena regola, gli ingredienti ci sono tutti: un duello incandescente per il Campionato del mondo (su cui Schumacher sembra già aver messo un’ipoteca a Magny-Cours), l’inizio di una polemica che accompagnerà tutta la stagione, la lotta tra due grandi piloti ma anche tra due grandi team, che non si sono certi risparmiati colpi bassi. E chi emerge sono le seconde linee, una in particolare: Johnny Herbert.

Il personaggio – A dire il vero i personaggi sono due: Johnny Herbert e David Coulthard, le seconde linee di Benetton (che correva ancora con licenza inglese) e Williams: il primo chiamato a sostituire (suo malgrado) Ayrton Senna e il suo incolmabile vuoto, chiamato nel 1995 alla prima vera stagione da scudiero di Damon Hill, dopo essersi persino dovuto confrontare con un’altra presenza scomoda, quella di Nigel Mansell. Ma la storia più interessante è certamente quella di Johnny Herbert, una seconda guida con un passato importante, una delle tante scoperte di Eddie Jordan che attira le attenzioni dei grandi: spadroneggia in Formula 3 inglese, arriverà persino a vincere la 24 Ore di Le Mans con la gloriosa Mazda 787B e attirerà le attenzioni dei grandi team manager, Benetton e Williams in particolare. Sigla un contratto con Briatore, ma un incidente a Brands Hatch nel corso dei test e il recupero troppo lungo per errori nella riabilitazione gli chiudono un’avventura iniziata benissimo ma condizionata dai postumi di un’operazione riuscita male. Tutta colpa di Peter Collins, che lo lascia per prendere in mano il timone della Lotus, dove Herbert andrà dalla stagione successiva dopo aver disputato anche due gare con la Tyrrell. Fino qui sembra andare tutto abbastanza bene, con Johnny che racimola alcuni punti preziosi affiancato anche da Mika Hakkinen, ma si avvicina la fine inesorabile del glorioso team fondato da Colin Chapman, che chiuderà i battenti per lasciar spazio alla Pacific. E allora, ecco che a salvarlo torna di nuovo lui, Flavio Briatore, che nel corso del 1994 pensa bene di tornare sui suoi passi e affidarlo alle cure di Cesare Fiorio e della Ligier, facendolo correre le prime gare della stagione, per poi portarlo “a casa”, ad affiancare sua maestà Michael Schumacher, proprio nelle ultime due gare, quelle che si riveleranno decisive per il titolo. Ma se nel 1994 l’apporto di Herbert alla causa della Benetton è minimo, ecco che nel 1995 l’inglese diventerà determinante per la conquista del Mondiale costruttori. Già, perché 1quella tra Hill e Schumacher non sarà più solo una battaglia tra piloti ma un vero e proprio duello tra team, con Coulthard e Herbert chiamati alla prova della verità, a verificare se meritano veramente il ruolo da scudieri dei due fuoriclasse. E Coulthard si fa vedere subito, a Interlagos, quando arriva dietro a Schumacher, anche se poi ci sarà il giallo della benzina irregolare. Se Coulthard deve togliersi di dosso la pesantissima eredità di Senna e Mansell, che l’anno prima sedevano sulla sua monoposto, per Herbert la situazione era un po’ più difficile, visto che – bontà sua – l’insidia alle sue ambizioni era ancora ben presente ai box e aveva un nome e un cognome, quelli appunto di Michael Schumacher. Un ruolo da scudiero che però lui non disdegna e, anzi, svolge alla perfezione arrivando anche a togliere punti pesanti agli avversari, come a Barcellona, dove approfitta della mancanza di benzina di Damon Hill per andare ad arpionare il secondo posto dopo essersi reso protagonista della partenza con carrello attaccato all’uscita dei box (per poco non si portava via anche il meccanico…). Finchè si arriva, appunto, a Silverstone, il 16 luglio (come questa edizione).

Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)