Dalla F1 a Le Mans: successi (ed insuccessi) dei piloti della massima Formula

Vincere la 24 Ore di Le Mans è un sogno che tanti piloti nutrono, in pochi però sono entrati nella storia della gara di durata più famosa del mondo vincendo anche nella massima formula. Alcuni ci sono riusciti, altri no, con l’obiettivo “tripla corona”.

Di Giuseppe Gomes

Da quando è stata annunciata la “missione” Indianapolis di Fernando Alonso, sempre più spesso si è sentito parlare di “tripla corona”, ma cos’è? Non è un trofeo, non c’è nessun premio, è un riconoscimento, conferito ai piloti in grado di vincere le gare più prestigiose del mondo: GP di Monaco, 500 Miglia di Indianapolis e la 24 ore di Le Mans. Ebbene, in tutti questi anni sapete quanti piloti ci sono riusciti? Uno ed uno soltanto: Graham Hill. In tanti hanno provato a raggiungere il “sommo” Graham, ma in pochi sono riusciti a incidere il loro nome anche solo in uno di questi traguardi. E la “spietata” 24 Ore di Le Mans è portatrice sana di una storia centenaria, di piloti che, scesi dalle monoposto di Formula 1, si sono lanciati tra i rettilinei e i boschi della storica gara francese, con l’obiettivo di diventare i più grandi.

La storia recente ci parla di un Nico Hulkenberg, abile vincitore, insieme ai suoi compagni di squadra, dell’edizione 2015, quando lasciò il sedile della sua Force India per quello della Porsche 919. Una commistione di mondi che, negli ultimi anni, sembravano viaggiare su due linee parallele, capaci di incontrarsi solo ed esclusivamente come “piano B” per i piloti che non riuscivano a trovare uno spazio importante in Formula 1. Peccato che non sia proprio così, ed è proprio la storia a ricordarcelo. Tanti i piloti di F1 che hanno provato a vincere a La Sarthe, senza riuscirci. E non parliamo di “nomignoli” o piloti “di serie B”: Fangio, Ascari, Clark, Stewart, Schumacher, Piquet, Villeneuve, Mansell, tutti piloti o meglio, campioni del mondo Formula 1 che non sono riusciti a vincere a Le Mans. Perché a Le Mans non basta il talento, non basta la macchina, ma serve un’alchimia particolare per poter vincere.

Quell’alchimia che altri piloti di Formula 1 sono riusciti a trovare, proprio come Hulkenberg. Una lista di nomi composta da campioni nel mondo di Formula 1, come Mike Hawthorn, Phil Hill, Jochen Rindt, ma anche da piloti che, nella massima Formula, non hanno avuto “giustizia”. Come non parlare di Jackie Ickx, l’eterno secondo che a Le Mans (ed al Nurburgring) conobbe il giusto merito per il suo talento che, nella classifica dei “formulisti”, è meravigliosamente primo con 6 vittorie. Due in meno per Henri Pescarolo, che nelle endurance ha dimostrato tutte le sue abilità, come pilota e come team manager, avendo rappresentato il “Davide contro Golia” nei primi anni 2000, sfidando il battagliono Audi con il suo team, sfiorando addirittura la vittoria. Merita spazio anche Derek Bell, che in sei anni di Formula 1 conquista un solo misero punto, ma che a Le Mans vinse per ben cinque volte. Nella storia più recente ci sono quattro piloti che, con modesti risultati in Formula 1, sono riusciti a vincere a Le Mans: McNisch (che di vittorie ne ha totalizzate ben 3), e la squadra Wurz –Brabham – Genè, che vinse nel 2009 a bordo della Peugeot 980 HDI FAP, entrando di diritto nella storia del Marchio francese e della 24 ore. E gli italiani?

Ebbene si, anche noi possiamo vantarci di avere un palmarès di tutto rispetto, incrociando le esperienze in Formula 1 con quelle in Endurance. Il primo nome che esce da questo incrocio è Emanuele Pirro. Tre anni in Formula 1 nei quali ha lottato come un vero gladiatore (da buon romano qual è), ma con poche soddisfazioni. Poi l’Audi e Le Mans, o meglio, il podio di Le Mans. Perché Emanuele dal 1999 al 2008, si è goduto la vista dal podio per 8 anni consecutivi, vincendo 3 24 Ore di Le Mans di fila, con uno score finale di 5. Un record incredibile, dietro ai soli Ickx (6) e “Mr Le Mans” Tom Kristensen (9). Altro pilota entrato nei cuori degli appassionati, è Michele Alboreto. Un talento cristallino che, se vogliamo, è “alla base” dei record di Audi a Le Mans, e che solo quel tragico incidente è riuscito a privare il pilota milanese di un palmarès di vittorie ben più grande. Il 1997 è l’anno della sua vittoria, a bordo di una TWR-Porsche WSC-95 condivisa, tra gli altri, proprio con Kristensen, cominciando da li in poi lo sviluppo della R8, la barchetta che ha segnato l’inizio del dominio dei “quattro anelli” a Le Mans, per la quale ci lasciò in un tragico incidente sul circuito del Lausitzring.

Guardando la lista dei partenti dell’edizione 2017, sono tanti i “nomi noti” al via, con un pilota in particolare che ha richiamato le luci dei riflettori: Kamui Kobayshi. Da tanti veniva visto come uno dei piloti giapponesi di Formula 1 più veloci di sempre (con una breve esperienza anche in Ferrari), con l’apice toccato a Suzuka nel 2012, con un terzo podio a bordo della Sauber. Da oggi, il giapponese, è entrato ufficialmente nella storia, siglando il giro record del circuito di Le Mans: 1.14.791 a bordo della Toyota ts050. Insieme a lui Anthony Davidson, Sebastian Buemi, Kazuki Nakajima, Nelson Piquet, Bruno Senna, Rubens Barrichello e tanti altri piloti che tentano la sorte sui 13 km del circuito francese, per entrare definitivamente nella storia dell’automobilismo. In attesa che, un altro campione del mondo come Fernando Alonso, continui la sua “caccia” a Graham Hill.

 


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