F1 | Ritratti: Heinz-Harald Frentzen, elogio della concretezza

E infatti sarà proprio il buon Eddie a chiamarlo per la stagione 1999, dove al “pronti via” mette in mostra tutte le sue qualità. HHF (così viene soprannominato), infatti, arriva subito secondo alle spalle di Eddie Irvine, con i due che approfittano del ritiro di entrambe le McLaren e giocano un brutto scherzo a Ron Dennis. Podio bissato a Interlagos e, dopo una battuta d’arresto a Barcellona e Montecarlo, ecco arrivare la sua prima vittoria a Magny-Cours. Frentzen è indiscutibilmente prima guida, visto che Damon Hill è ormai prossimo al ritiro, e arriva persino a giocarsi il titolo. La striscia di risultati, infatti, prosegue, culminando a Monza, dove l’incredibile ritiro di Hakkinen, che si gira alla prima curva mentre era in testa e scoppia in lacrime dietro ai cespugli, consegna al tedesco la seconda vittoria e vede una situazione incredibile in classifica: Hakkinen e Irvine sono appaiati a 60 punti, Frentzen è a 50 e Coulthard a 48, tutti in lizza per il titolo. Per la prima volta nella sua storia un team piccolo come la Jordan può ambire seriamente a fare il colpaccio. Che però non riesce, visto che al Nurburgring si ritira. Arriva al terzo posto finale, forse ancora più bello e intenso rispetto a quello di due anni prima, perché ha messo in mostra tutte le sue qualità, nonostante più volte lo avessero dato per prossimo al ritiro.

Le stagioni successive Heinz-Harald raccoglierà alcuni podi e diversi piazzamenti, nonostante si trovasse a bordo di mezzi non competitivi, e cambierà diversi team. Ma la cosa forse più bella è il ritorno là dove tutto ebbe inizio, alla Sauber che di lì a poco avrebbe iniziato la sua pesante trasformazione in BMW, stavolta motorizzata Ferrari (ribattezzata Petronas), dove ci sarà spazio per il suo canto del cigno, un terzo posto straordinario conquistato a Indianapolis, dove a parte Schumacher e Raikkonen si metterà dietro tutti, perfino le Williams (con Montoya protagonista di un incidente con Barrichello al via) motorizzate dal colosso bavarese.

Se Frentzen non brillava certo per classe alla guida, colpi di genio e gesta da cineteca, una dote che certamente gli si è potuta riconoscere è la concretezza, che si è potuta apprezzare anche nel DTM, in cui ha corso dopo la Formula 1 (dove ha incrociato anche Hakkinen e Alesi), dove però non è stata adeguatamente supportato. All’attivo anche due partecipazioni alla 24 Ore di Le Mans, alla 24 Ore del Nurburgring e al campionato Speedcar Series. Ma il pilota tedesco è stato capace di reinventarsi una volta appeso il casco al chiodo (ma non solo), visto che il pilota tedesco si è impegnato più volte ad aiutare l’azienda di famiglia, anche mettendosi alla guida dei carri funebri (ha recentemente rivelato di occuparsene a tempo pieno e di aver lavorato anche quando correva); un gesto di riconoscenza per coloro che lo hanno aiutato e supportato durante tutta la sua carriera e che fa capire quanto siano stati fondamentali nella sua crescita, sia come pilota che come uomo.

Alles Gute, Heinz-Harald!


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)