F1 | La Pasqua è dei campioni - Pagina 2 di 4
 

 


F1 | La Pasqua è dei campioni

Come detto, però, l’unica certezza rimane la McLaren, che inizia la stagione da dove aveva finito l’anno prima, ossia da un’altra pole position del magico Ayrton Senna, specialista del giro secco, che incanta il pubblico brasiliano nell’ultima gara che si disputerà a Jacarepagua, prima del ritorno a Interlagos, rifilando distacchi nell’ordine dei 9 decimi a Patrese e a partire da un secondo al resto degli inseguitori. La coppia d’oro di Ron Dennis quindi non completa la prima fila, con Prost costretto a partire decisamente più indietro (quinto), superato dalle due Williams e dalla Ferrari di Berger, che sembra in grado di reggere il confronto con i primi. Ma è già dalle prime battute della gara che le cose cambiano radicalmente, con Senna e Berger che si toccano e rovinano la gara (per l’austriaco è il ritiro mentre il brasiliano Campione del mondo scivola indietro), lasciando il comando della gara a Patrese, che ne approfitta per scappare, seguito da Mansell e Prost.

Se già questo non fosse un colpo di scena, dopo il ritiro del padovano al 10. passaggio, ecco che al 16. giro è Mansell a prendere il comando della gara, di fatto per non lasciarlo più fino al termine della gara (la parentesi dura due giri nel corso della seconda tornata di pit-stop, in cui a portarsi in testa è momentaneamente Prost). Rio de Janeiro è un tracciato non particolarmente difficile, ma che si rivela molto selettivo per i mezzi meccanici (dando un rapido sguardo alle statistiche il numero dei piloti al traguardo non arriva quasi mai alla metà dei partenti, specie dal 1984 in poi, con due sole eccezioni); ecco perché i timori dei tecnici della Ferrari sono giustificati. Il gran caldo (siamo all’inizio dell’autunno brasiliano) e l’umidità, infatti, mettono a durissima prova la nuova 640, con Mansell che nel corso della seconda sosta ai box sostituisce anche il volante (celebre fu la battuta di Murray Walker in telecronaca, in cui disse che l’inglese sostituì “cinque ruote”, ovverosia le gomme e il volante, che in inglese si chiama “steering wheel”).

Ma il Leone non si arrende di fronte a nulla, nemmeno ai problemi del mezzo tecnico, dimostrando una volta di più la sua grande abilità ad adattarsi alle condizioni difficili e riesce addirittura ad allungare su Prost, mandando in visibilio Fiorio, Barnard e i tecnici al muretto. Tanto che il distacco finale tra i due si aggirerà intorno ai 7 secondi e tutti, a fine gara, si precipitano al box della Ferrari per carpire i segreti del magico cambio ideato da Barnard, che accuserà alcuni problemi di gioventù nel corso della stagione, ma che regalerà forse la più inattesa delle soddisfazioni a Budapest. dove Mansell trionfa su una pista in cui il cambio è il protagonista indiscusso.

La Ferrari, quindi, fece scuola e Mansell bagnò il suo esordio in rosso (dopo che venne cercato a più riprese dal Drake) nel migliore dei modi. C’è gloria anche per la March di Adrian Newey, che sale sul podio con Mauricio Gugelmin, concludendo forse nel migliore dei modi l’avventura della strabiliante 881, capace di conquistare due podi nella stagione precedente.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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