F1 | Le monoposto ed il colore rosa nell’arco di 40 anni

Dalla Kojima che disputò il Gran Premio del Giappone nel 1977 sino alla Force India 2017, una bella carrellata delle monoposto di F1 vestite di rosa.

Di Alessandro Bucci

Con l’arrivo dello sponsor BWT, compagnia austriaca che si occupa della produzione di filtri e caraffe filtranti per acqua potabile, la Force India ha mostrato dopo i test invernali una livrea rosa e bianca che ha spaccato a metà l’opinione dei tifosi e degli addetti ai lavori, tra chi si è detto entusiasta di questa colorazione e chi, invece, non riesce proprio a digerirla.
C’è chi ci ha scherzato perfino sopra, con l’ex pilota Nico Hulkenberg (accasatosi alla Renault F1) autore di un ‘tweet’ memorabile nel quale esponeva, ironicamente, il reale motivo della sua uscita dal team indiano dopo tre stagioni consecutive, cinque se contiamo anche il biennio 2011-2012.

E’ opportuno ricordare che lo sponsor BWT non è affatto nuovo nel motorsport, basti pensare alla Mercedes-Benz vista nel DTM pilotata da Lucas Auer e Christian Vietoris, o alla monoposto F4 del team Mucke Motorsport.
Anche il rosa, come accennato in apertura, ha fatto capolino in più di un’occasione nella storia della F1, ma soprattutto del motorsport, basti pensare alla storica Porsche 917/20 vista alla 24 Ore di Le Mans del 1971, oppure alla “John Zink Special” pilotata da Bob Sweikert e vincitrice della 500 miglia di Indianapolis nel 1955, per passare al debutto di Emerson Fittipaldi del 1984 o alla Energy Drink del 2009 sempre nel catino di Indianapolis.
Da non dimenticare, inoltre, il team Pacific di F3000 con cui vinse il titolo Christian Fittipaldi nel 1991 (grande chiazza rosa sul muso) e la Dallara del team Romeo Ferraris Racing pilotata da Michela Cerruti in F3 europea, del tutto colorata di rosa.
La monoposto probabilmente più curiosa mai vista di rosa vestita è la Chevron che pilotò Keke Rosberg nella Formula Atlantic. Si trattò di una vettura sponsorizzata da una marca di profilattici ed è rimasta impressa nella memoria degli appassionati per le sue forme…curiose.
Un regno nel quale nessuno batterebbe ciglio in termini di monoposto dalla colorazione rosa è invece quello NASCAR, dove sono sempre abbondate macchine con colorazioni rosa dalle gradazioni e variazioni più disparate.

Quanto alla F1, il primo esemplare a mostrare il colore rosa sulla proprio monoposto fu probabilmente la Kojima che disputò il Gran Premio del Giappone nel 1977, affidata nelle mani del pilota nipponico Noritake Takahara. La vettura, in prevalenza bianca, riportava delle striature laterali e nelle ali di colore rosa e la si vide in azione solamente in quella occasione.

Nel 1986 registriamo invece la comparsa del colore rosa sulla multi colorata Benetton BMW di Gerhard Berger e Teo Fabi, monoposto recante principalmente toni di verde e bianco sul quale vennero distesi, a mo’ di pennellate, tutti i colori della tavolozza. Questa scelta portò molto probabilmente il pilota austriaco a modificare il proprio casco in blu con striature di verde, rosso e giallo.
E’ sufficiente fare un salto di tre anni per rivedere il colore rosa su di una monoposto F1: stiamo parlando della Onyx GP, fondata da Mike Earle con il sostegno di Greg Field, entrambi già co-proprietari del team LEC nella massima serie.
Dopo un pessimo anno in Formula 3000 nel 1988, Earle and company fecero debuttare a sorpresa il team Onyx in F1, forti degli sponsor Marlboro e Moneytron. La colorazione rosa, presente sulla ORE-1 Ford attraverso striature sulle ali e sul muso, derivava oltre che da Moneytron, anche dal piccolo sponsor sulle fiancate a forma di L, perso poi l’anno dopo e sostituito da Monteverdi.
La stagione 1989 per il team Onyx GP fu un vero e proprio disastro complessivamente parlando, ma la scuderia britannica riuscì a compiere due miracolosi exploit grazie a Stefan Johansson, stiamo parlando del quinto posto al Paul Ricard e addirittura del terzo in Portogallo (lo svedese partì dodicesimo), risultato che permise al team di non dover disputare le prequalifiche essendosi piazzato in decima posizione nella classifica Costruttori.

Facendo un ulteriore salto di tre anni, il colore rosa tornò prepotentemente sulla Brabham BT60B motorizzata con i V10 Judd ed affidata ai piloti Eric van de Poele e Damon Hill, poi Campione del Mondo 1996 con la Williams. La monoposto in questione, oltre a presentare una livrea francamente imbarazzante (rosa scuro / magenta sul muso, blu ed azzurro nel cofano motore e fiancate) almeno a parere di chi scrive, andò incontro ad un vero e proprio calvario, dovendosi ritirare dopo 10 GP.
Nelle prime tre gare della stagione, dove la monoposto presentò invece una livrea bianca e blu (che richiamava quella degli anni precedenti), debuttò la nostrana Giovanna Amati, poi sostituita dal figlio di Graham a partire da Catalunya.

Nel 1994 il colore rosa torna tra le striature presenti sulla vettura del team Pacific Racing, vero e proprio fanalino di coda di quella ‘maledetta’ stagione assieme alla squadra Simtek. Completamente argentata e recante anche elementi di blu e azzurro, la PR01 motorizzata Ilmor vide il colore rosa anche nei numeri riportati sull’alettone posteriore della monoposto affidata a Bertrand Gachot, figurante tra i paganti della scuderia. Anche nel logo, rimasto un’icona per gli appassionati di motorsport, è possibile individuare il colore rosa sul pallino delle i, a supporto della P e nella scritta Grand Prix.

Dulcisi in fundo, troviamo il team Jaguar Racing, sulla cui R4 verde e bianca motorizzata Cosworth del 2003, in occasione del Gran Premio di Monaco, venne modificato il colore del giaguaro stilizzato sul cofano motore, grazie ad una trovata pubblicitaria legata al diamante Steinmetz.
L’operazione non portò di certo fortuna, con gli alfieri Mark Webber ed Antonio Pizzonia entrambi ritirati per guasti tecnici: problemi di idraulica sulla vettura del futuro pilota Red Bull, noie di natura elettronica sul “giaguaro” del “ragazzo della jungla”, come veniva sovente chiamato nell’anno del suo ingresso in F1 da parte degli addetti ai lavori il nativo di Manaus.


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Alessandro Bucci

Giornalista, addetto stampa e social media, collaboro con le testate Autosprint, Italiaracing.net, Ravennanotizie.it e In Magazine, oltre al portale web F1Sport.it e con la 100 km del Passatore. L'automobilismo è sempre stata una delle mie più grandi passioni, che coltivo sin dalla tenera età.

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