F1 | Ferrari, una storia di uomi e macchine: Gilles e Ferrari insieme per sempre

Continua la storia della Ferrari: dall’arrivo di Gilles ed il suo legame eterno con la Rossa alla morte del Drake.

Il destino è una sliding doors, mentre si chiudeva la porta dietro a Niki Lauda si apriva quella di Gilles Villeneuve, campione di motoslitte diventato pilota e debuttante in Inghilterra nel 1977 con un obsoleta McLaren dove ben figurò e colpì l’immaginazione di Enzo Ferrari, che decise che avrebbe preso un promettente pilota, senza esperienza, e ne avrebbe fatto un grande pilota. Quasi una “may fair lady” in chiave motoristica.
Il debutto del canadese avvenne in Canada, con un ritiro, mentre in Giappone uno scontro con Peterson provocò uno spettacolare incidente con la macchina italiana che volò fuori pista coinvolgendo il pubblico assiepato in una zona proibita. La stampa si scagliò contro la Ferrari ma il Vecchio tenne duro, obbligò il canadese a interminabili prove a Fiorano, e, come una farfalla, sbocciò. In Austria sotto la pioggia arrivò terzo, in Italia, nel Gran Premio fatale per Peterson, arrivò secondo, ma retrocesso per partenza anticipata, e in Canada arrvò finalmente il primo gradino del podio.

Ferrari vinse la sua scommessa ma voleva un altro titolo. Ingaggiò Scheckter, pilota grintoso e con il  canadese formerà una coppia invidiabile che, coadiuvata da una macchina fantastica, la 312t4, non faticò a riportare il titolo a Maranello. Ma all’orizzonte si profilava una nuova sfida, il motore turbo, e dopo una stagione deludente, il 1980 non fu all’altezza del nome Ferrari sia per l’inadeguatezza della macchina sia per la volontà di Scheckter di ritirarsi dalle corse, ormai appagato. Solo Villeneuve tentò di portare in alto il vessillo Ferrari entrando sempre più nel cuore degl’appassionati.
Il 1981, con la macchina turbo, fu un carosello di emozioni, e lo stesso Patriarca non ne fu esentato, i punti più alti di quell’interlocutoria stagione furono i successi di Villeneuve a Monaco e in Spagna, ma anche il terzo posto in Canada con una macchina mutilata del musetto. Il nuovo compagno di squadra, Pironi, faticò non poco ad adattarsi a un motore brutale nella sua erogazione e a un telaio non adatto alle sollecitazioni di un motore turbo.
Adeguatamente rinforzata la squadra con l’assunzione dell esperto in telai in materiali compositi, Harvey Posteltwhite, la Ferrari si presenta ai nastri di partenza del 1982 con una macchina rinnovata, la 126 c2, e la speranza concreta di assegnarsi entrambi i titoli in palio. Gli inizi furono particolarmente complicati, la macchina c’era ma la squadra non era più così compatta: sirene ammaliatrici stavano tentando Villenueve a creare un proprio team,

Ferrari non intervenne, nel cassetto Gilles ha un contratto firmato fino al 1983, sa che il suo pilota è fedele alla sua squadra ma per stimolarlo probabilmente cerca di creare un clima di altissima competizione con Pironi che sfociò nel duello di Imola dove le due Ferrari si sfidarono in una singolar tenzone che avrebbe visto trionfare il francese. A nulla servirono le rimostranze del canadese, e furono inutili i tentativi di Gaston Parent che per placare la sua rabbia, gli fece rivedere la corsa e gli dimostrò che dopo l’uscita di pista alla Rivazza, era Pironi in testa e che il primo ad attaccarne la leaderschip era stato proprio il canadese che, fermo sulle sue posizioni, pensò concretamente ad andarsene dalla Ferrari non senza aver ribadito lo status di capitano della squadra.

Quindici giorni dopo in Belgio la ragione lo voleva fuori dalla rossa, il suo cuore probabilmente no, andò ad urtare la March di Mass schiantandosi nel terrapieno della curva Terlman e andando a sbattere dalla parte opposta della pista avendo divelto le cinture di sicurezza. Il canadese mori la sera stessa alle 21.10. Ferrari diventò una sfinge, si chiuse nel suo silenzio, forse ripensava a don Berto di Cesenatico, ma seppur provato dal lutto, la squadra fece quadrato intorno a lui. Nominato Tambay quale sostituto di Villeneuve la squadra continuò ad avvicinarsi al titolo con Didier Pironi fino in Germania dove un incidente durante le prove libere molto simile a quello che fu fatale al canadese, ne interruppe la carriera.

Il giorno dopo ecco un’altra gioia terribile, Tambay colse il suo primo successo entrando tra i pretendenti al titolo. Ma la sfortuna quell’anno prese di mira la casa di Maranello, c’è pure chi pensò a una maledizione, e pure Tambay dovette arrendersi a una cervicale dovuta alle sollecitazioni che le macchine d’allora scaricavano sul pilota e mal curata.

Stancamente si arrivò a Monza dove Andretti, chiamato a dare rinforzo al transalpino, conquistò la pole e il terzo gradino più basso del podio, proprio dietro al compagno di squadra e ad Arnoux suo sostituto l’anno venturo in sella al Cavallino.

L’annata agonistica si chiuse col primo titolo costruttori dell’era turbo e un secondo posto di Pironi nella classifica generale.

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