F1 | Giovanni Lavaggi: “La F1 dovrebbe rispolverare l’estro umano”

Arrivare in F1 è il massimo, perché oltre a disputare prestigiosi GP si visitano luoghi straordinari e si hanno grandi opportunità. Chi guarda da fuori fatica a capire quanto sudore, lavoro e dedizione sia necessaria per arrivare ai massimi livelli. Concorda?

Certo, ci vuole una dedizione assoluta. Essendo ingegnere, ho iniziato a lavorare come consulente in direzione aziendale ad un certo punto ho dovuto fare una scelta: o continuavo nella mia carriera di pilota, o continuavo nella mia carriera di consulente. Entrambe stavano progredendo bene, ma tutte e due avevano bisogno di un impegno full time. Ovviamente ha prevalso la passione e ho scelto per il motorsport. Sai, anche le gare che facevo nel Mondiale Sport Prototipi mi portavano in giro per il mondo e i piloti erano di altissimo livello. Tuttavia, quello che rappresenta la F1 per il Motorsport, soprattutto per noi europei, è il massimo che si possa raggiungere ed è anche il massimo della tecnologia. Esserci, è un plus.

Quando lei entrò in F1, l’ambiente e le corse erano più credibili rispetto ad oggi, probabilmente. Che ne pensa?

Diciamo che forse era un ambiente un po’ più… umano? Possiamo usare questa parola? (sorride ndr). Mi sembra che anche a livello decisionale, al giorno d’oggi, sia tutto più robotizzato. E’ la sensazione che mi dà in generale. Una F1 dove si lascia meno spazio all’inventiva, all’estro, cose che nella mia epoca ancora esistevano.

Il pilota non è più al centro come un tempo…

Ho la sensazione che ormai il pilota conti poco, quantomeno nella gestione e nelle strategie di gara ed ai box. Anche nella messa a punto della vettura, ci sono un sacco di analisi, contro analisi, sovra analisi e alla fine sembra che si sbaglia sempre lo stesso. Sarebbe il caso di rispolverare l’estro umano.

Un suo ricordo su Gian Carlo Minardi.

Gian Carlo è un carissimo amico, non è stato solo il team manager per me. E’ sempre stato un amico anche nei momenti in cui non correvamo. Tra noi c’è sempre stata molta schiettezza, molta sincerità e si sapevano le condizioni in cui correvamo. Cercavamo di fare il massimo con ciò che si aveva a disposizione. Ci vediamo spesso ed è rimasto un gran bel rapporto tra noi.

Penso che Gian Carlo manchi tanto alla F1. Concorda?

Certo, basti vedere il grande successo avuto dal Minardi Day quest’anno, nonostante sia stato organizzato all’ultimo momento. Magari venissero così tante persone anche ad altri eventi meno noti.


Alessandro Bucci

Giornalista, addetto stampa e social media, collaboro con le testate Autosprint, Italiaracing.net, Ravennanotizie.it oltre al portale web F1Sport.it e con la 100 km del Passatore. L'automobilismo è sempre stata una delle mie più grandi passioni, che coltivo sin dalla tenera età.