F1 | GP Usa: il borsino di Austin

Ad Austin si celebra un Gran Premio complicato per la comprensione delle strategie e non troppo divertente. Hamilton accorcia in classifica mondiale su Rosberg. Come al solito il box Ferrari dà la spallata decisiva al tentativo dei piloti di mettere insieme una gara dignitosa.

di Giulio Scaccia

In salita

Lewis Hamilton. E’ tornato “The Hammer”. La sensazione che sarebbe stato il suo week end c’era e lui ha confermato che il risveglio è avvenuto. Pole e vittoria, la cinquantesima in carriera. Accorcia in classifica mondiale. Al di là del punteggio il segnale inviato a Rosberg è forte. Che poi riesca a recuperare è un altro paio di maniche.

Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel. Voto di solidarietà ai due piloti Ferrari. Al primo stint il muretto fa entrare troppo presto il finlandese e troppo tardi il tedesco. Dubbie e complesse strategie di gomme per poi fermare la buona gara del finlandese per una ruota stretta male al pit stop. Vettel chiude con il giro più veloce e quarto, ad un abisso dal podio.

austin_ferrariFernando Alonso. Solita gara allo stesso tempo intelligente ed aggressiva. Grandi sorpassi nel finale prima a Felipe Massa e poi a Carlos Sainz ed alla fine è quinto. Un mastino e un animale da gara. Riesce anche a polemizzare con il box per la strategia. Quando smetterà lo rimpiangeremo. Non solo per i team radio.

Carlos Sainz. Porta la Toro Rosso al sesto posto. Bravo lo spagnolo. Nel finale cede la posizione ad Alonso dopo una bella battaglia ma onore delle armi a Carlos. Ottima la scuderia di Faenza che veniva da un periodo non eccezionale. C’è da chiedersi con un motore non dello scorso anno dove sarebbero potuti stare. Non molto avanti ma forse in classifica costruttori la Toro Rosso avrebbe insidiato la Williams.

In discesa

Nico Rosberg. Arriva secondo con la strategia e sopratutto approfittando di una inutile Virtual Safety Car. In partenza aveva perso la posizione a favore di Daniel Ricciardo. Non ha mai digerito troppo la pista di Austin e ne abbiamo avuto la conferma. Nulla di compromesso ma Nico deve tenere le antenne dritte. Mantiene 26 punti di vantaggio ma oggi poteva andare peggio.

Max Verstappen. Perde la posizione in partenza superato da Raikkonen. Se la riprende dopo il primo stint con un sorpasso a cui il finlandese non opppone resistenza (figuriamoci). Incomprensione con i box. Si dimentica, a quanto sembra, di avvertirli del cambio gomme. Certo che pure in Red Bull a reattività potrebbero fare qualcosa di meglio. Gara rovinata. Poi ci si mette un guasto al cambio. Decide di non fermarsi, vaga per la pista e quando arresta la macchina mette in difficoltà i commissari lasciando la marcia inserita. Risultato una Virtual Safety Car e un regalo alle Mercedes che davvero non ne avrebbero bisogno.

Felipe Massa. Ospite fisso. Veleggia tranquillamente al sesto posto per disgrazie altrui. Poi arriva il suo vecchio incubo Fernando Alonso che gli ricorda che in F1 si può anche sorpassare. Chiude settimo doppiato con la gomma anteriore sinistra forata, forse a causa del contatto con lo spagnolo. Ad Austin comunque una gara dignitosa per i suoi standard.

 


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore.

One thought on “F1 | GP Usa: il borsino di Austin

  • 26/10/2016 at 10:37
    Permalink

    Non vedo tanto Rosberg in discesa, piuttosto credo che abbia cominciato a fare i conti.
    Gli basta un terzo e tutti secondi posti per esser campione del mondo e con la macchina che ha i suoi veri nemici credo non siano le Red Bull (avrei voluto metterci anche le Ferrari ma non ci riesco…sigh) piuttosto l’affidabilità o l’incidente di gara.

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