F1 | Il borsino del GP del Messico

In Messico Lewis Hamilton marca la vittoria numero 51 in F1 e accorcia in classifica su Rosberg che limita i danni. Terza la Ferrari di Sebastian Vettel protagonista di un polemico finale con un arrogante Verstappen. Gara noiosa dominata dal fattore gomme, con le medie di granito.

di Giulio Scaccia

In salita

Lewis Hamilton. Continua il trend positivo. Per tutto il week end è più veloce del compagno di squadra: fa la Pole position e vince la gara in scioltezza. A due gare dalla fine si porta a 19 punti da Nico Rosberg. Vincerle tutte potrà non bastare ma si conferma un manico di grande classe eguagliando il record di vittorie di Alain Prost.

Sebastian Vettel. Finalmente una bella gara di Seb che torna sul podio che mancava dalla gara di Monza. Rimane in pista con le Soft per 31 giri. Attacca nel finale Verstappen che per resistere taglia la prima curva. Non gli cede la posizione e, con una scorrettezza pari a quella dell’olandese, il muretto Red Bull lo mette a sandwich tra le due vetture. Al penultimo giro resiste all’attacco di Ricciardo con una manovra al limite. Unico neo per il tedesco le troppe lamentele via radio, ma il momento è quello che è.

vettel_messicopNico Hulkenberg. Bella la posizione in prova ed ottima la partenza che lo porta per qualche tratto di gara anche in quarta posizione. Poi il team probabilmente sbaglia la strategia e nel finale viene superato da Raikkonen e per resistere va in testacoda. Alla fine la settima posizione è comunque di valore e conferma il talento di questo tedesco da molti sottovalutato. Invece Nico è uno dei talenti di questa F1.

In discesa

Max Verstappen. La sua arroganza è pari alla sua grinta. Si rifiuta di lasciare la posizione a Vettel. Viene tirato giù dal podio dai commissari con una penalità di 5 secondi. Peccato perché la gara dell’olandese era stata di sostanza, con un tentativo anche di strappare la seconda posizione ad un Nico Rosberg in affanno. La definizione di Turrini è perfetta: manico superbo, cervello di gallina. Nulla da aggiungere.

Sergio Perez. Prove meno brillanti del compagno di squadra e una gara trascorsa dietro Felipe Massa che ha lo stesso motore ma non certo la stessa freschezza agonistica. Aveva abituato meglio i suoi estimatori. Non è profeta in patria.

Daniil Kviat. Gara anonima e piena di errori. Si prende anche una penalità. Il russo dopo la riconferma sembra essere ritornato ai suoi standard, quelli peggiori.

Felipe Massa. Deve essere ospite fisso anche se questa volta non lo meriterrebe. In discesa lo mette Vettel con le sue lamentere via radio.

 

 

 

 


Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore.