F1 | Storia: Nurburgring 1976, 40 anni dal rogo di Lauda

Nurburgring, l’inferno verde. Il teatro che si potrebbe dire quasi perfetto per quella che è stata una delle tragedie sportive rimaste incastonate nella storia di questo sport, ovverosia l’incidente di Niki Lauda.

Sono passati 40 anni da quel terribile incidente che ha privato per sempre la Formula 1 di quello che è stato uno dei suoi teatri più caratteristici, con quei suoi interminabili 21 chilometri e quella serie di curve da affrontare con parecchio pelo sullo stomaco. Sullo sfondo c’è “Rush”, ossia la corsa al titolo tra Niki Lauda e James Hunt, con l’austriaco che parte con tutte le carte in regola per bissare il titolo dell’anno prima e l’inglese che invece vuole interrompere quello che si preannuncia come un dominio della Ferrari.

Le prime gare, infatti, fanno presagire che anche il 1976 per gli avversari sarà un anno duro, anche se l’inglese della McLaren riesce a insidiarlo. Ma quella che è la vera svolta di questa stagione accade proprio sulla Nordschleife, dove la protagonista delle prime fasi di questa gara lunga e massacrante è la pioggia, che sembra aver messo a nudo i problemi di sovrasterzo di cui Lauda soffriva fin dalle qualifiche. Hunt, invece, scatta dalla pole e sembra avviato verso il successo. Ma a guastargli la festa ci pensa Regazzoni, che conquista il comando della gara nelle fasi iniziali.

lauda2Lauda invece parte malissimo, scivola da secondo a ottavo, è in crisi e si vede superato da vari piloti come Scheckter e Peterson, che al termine del primo giro si ritrova al comando della gara. Ma qui regna il caos, perché alcuni piloti decideranno di montare le gomme slick e altri no. E così, Hunt riesce a superare Peterson e a riprendere il comando della gara, mentre il rivale Lauda soffre.

Non passa nemmeno un altro giro, un’altra terribile traversata in mezzo alle insidie e ai trabocchetti dell’Inferno Verde, ed ecco che accade l’impensabile, o forse no. Lauda, in preda all’ansia di rimontare, finisce largo in una curva e va a picchiare sul cordolo. La sua 312T2 diventa una scheggia impazzita, che piomba pericolosamente al centro della pista e si ferma. E si incendia. Viene evitato da Guy Edwards,. ma viene preso in pieno da Harald Ertl e Brett Lunger, che resisi conto della situazione scesero dalle vetture e prestarono soccorso all’austriaco. Ma ad aiutarli ci sarà anche un terzo pilota, il cui intervento sarà decisivo: Arturo Merzario.

LaudaIl pilota italiano non vide e non seppe quello che era successo, ma lo percepì e fermò immediatamente la vettura. Non c’era un attimo da perdere, Niki andava tolto dalla vettura prima possibile, ma fu molto difficile sganciare le cinture di sicurezza. L’intervento del pilota milanese fu risolutore perché riuscì a estrarre il corpo di Lauda dalle fiamme, anche se l’austriaco aveva già respirato un’incredibile quantità di fumi, che lo fecero svenire e gli intasarono l’apparato respiratorio. I soccorsi furono comunque lunghi anche perché l’incidente xi verificò, ironia della sorte, nel punto più lontano del circuito rispetto ai box, al Bergwerk. L’austriaco inizialmente svenne, ma poi rimase cosciente, visto che riuscì a sentire un prete che gli stava impartendo l’estrema unzione e lui nella sua testa pensò: “Che c…o vuoi?”


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