F1 | Ferrari, per risalire un nuovo modello organizzativo

La Ferrari dopo le ultime delusioni prova a serrare le fila. L’impostazione sarà quella non certo verticale. Cercando le risorse e le forze al suo interno.

di Giulio Scaccia

A Fiorano hanno fatto il loro esordio le gomme Pirelli per la stagione 2017. A seguire le prove di Sebastian Vettel c’erano in pista per la prima volta Mattia Binotto e Simone Resta, rispettivamente il Chief Technical Officer (almeno formalmente) della Scuderia e il capo progettista. La Ferrari prima della pausa estiva cerca di chiarsi le idee. Dopo l’allontanamento di James Allison si è cercato invano sul mercato una sostituzione e, per scelta o per costrizione, si va verso l’impostazione che Marchionne ha dato alle aziende che gestisce. Una piramide poco verticale e molto orizzontale: potremmo dire anche con una base molto larga e con una strutturazione gerarchica limitata.

Altro dubbio estivo è: focus sul progetto 2017 o tentare un recupero con la bizzosa SF 16-H?

Maurizio Arrivabene, sotto pressione dopo le deludenti prove e i cambiamenti in corso, cerca di dare risposte soddisfacenti. Soprattutto ad una struttura che sembra non prevedere un responsabile del progetto come poteva essere James Allisono.

Su questo Arrivabene risponde:

Si lavorerà in gruppo per cercare di far crescere la macchina attuale. Tutti i tecnici parleranno fra di loro, ma la differenza molto importante è che non ci sarà più la macchina del signor X, ma ci sarà una monoposto che sarà il frutto della cooperazione di tutti i gruppi di lavoro coinvolti nel progetto.

Vettel_FerrariE poi in Ferrari si punta alle risorse interne da far crescere. Da una parte un bene, per dare valore a quello che la nostra scuola tecnica sa produrre, dall’altro la sensazione che possa essere una scelta di ripiego, visti i rifiuti e le voci che danno un abbassamento del tetto stipendi.

Anche su questo punto Arrivabene cerca di spiegare e forse anche tranquillizzare i tifosi:

Stiamo dando un’impostazione diversa alla struttura tecnica, ma lo puoi fare solo quando conosci tutti i tecnici che hai in casa, per vedere se ci sono delle capacità inespresse. E a mio dire i talenti ci sono. Mi viene da dire, allora: perché se ci sono queste capacità non vengono fuori? Nel momento in cui ci sono ingegneri capaci che sono relegati a fare solo dei lavori di mera esecuzione è chiaro che si perdono delle opportunità importanti. Tocca a noi dare degli indirizzi sul progetto e gli obiettivi da raggiungere: se i concetti saranno chiari non ci sarà bisogno di andare a cercare all’esterno.

Mattia Binotto dovrà quindi far lavorare una struttura orizzontale su obiettivi definiti. Auguriamoci che questa nuova impostazione in Ferrari dia i suoi frutti.


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore.

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