F1 | Germania 1982: Ferrari, all’inferno e ritorno

Nei due successivi Gran premi, Francia e Inghilterra, Tambay si comportò da fedele scudiero arrivando quarto in Francia e terzo in Inghilterra, sempre dietro al proprio compagno di squadra.

Con Didier Pironi lanciato alla conquista del titolo la Ferrari arrivò al Gran Premio di Germania col chiaro intento di aggiudicarsi la gara e staccare quasi definitivamente i pretendenti al titolo.

Al venerdi la Ferrari numero 28 stupì tutti andando subito velocissima in tutte le sessioni fino ad arrivare alle qualifiche del venerdì dove strappò un tempo irragiungibile per chiunque, staccando a più di 4 secondi le vetture con motore aspirato.

tambay_Ferrari-1982_germaniaDurante le prove libere del sabato mattina, una pioggia abbondante falcidiava il circuito e, nonostante si sapesse che l’acquazzone avesse un carattere transitorio, già nel pomeriggio il tempo sarebbe migliorato per volgere al variabile fino al sereno, Pironi decise di uscire a testare i pneumatici da bagnato andando subito velocisssimo.

Dopo aver ottenuto il miglior tempo della sessione, il francese della Ferrari, si trovò a segure la Williams di Daly che improvvisamente scartò a sinistra. Convinto del favore di traiettoria Pironi accellerò ulteriormente andando a sbattere contro la Renault di Prost, invisibile nella coltre d’acqua sollevata dalle macchine. L’urto contro la Renault  fece volare in aria la Ferrari con una dinamica simile a quella dell’incidente di Zolder e disintegrò l’anteriore della Ferrari procurando, al pilota delle lesioni gravissime alle gambe facendo temere addiritura l’amputazione del piede destro. Nelson Piquet accorso sul luogo dell’incidente alla vista degli arti martoriati di Pironi non riuscì a trattenere conati di vomito.

La Ferrari piombò nello sconforto. Forghieri e Piccinini corsero all’ospedale per stare vicino al proprio pilota che stava combattendo sul tavolo operatorio contro le proprie ferite.


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