F1 | Ritratti: Elio De Angelis, eleganza alla guida

Sono passati 30 anni. Un tempo lungo, molto lungo, quasi interminabile da quel 15 maggio 1986. Una data che resta scolpita nel cuore e nella mente di tutti gli sportivi italiani e non solo, a causa della terribile scomparsa di Elio De Angelis, uno dei piloti più amati del Circus di quegli anni, che ha unito la sua personalità artistica a quella sportiva in un connubio vincente e, per certi aspetti, esplosivo.

Elio_De_AngelisElio è stato una versione cresciuta di quelli che oggi si definiscono gli enfants prodige, quelli che mettono in mostra da subito qualità straordinarie. E lui una qualità straordinaria ce l’aveva: un grande piede destro. Quel piede destro che ha messo in crisi tanti colleghi, da Nigel Mansell ad Ayrton Senna, passando per Keke Rosberg, beffato per 10 millesimi in quell’incredibile arrivo al traguardo all’Oesterreichring salutato per la prima e ultima volta da Colin Chapman. Ma per raccontare bene chi era Elio De Angelis, al quale è dedicato il ritratto numero 47 dei personaggi che hanno fatto la storia della Formula 1, si dovrebbero unire le sue due anime: quella di pilota e quella di artista. Già, perché dietro a quel casco dalla forma un po’ strana, anticonvenzionale, uscito forse dalla migliore sceneggiatura di George Lucas (ma sembra quasi abbia ispirato il casco dello Stig), si nascondeva una personalità variopinta, forte ma gentile, estroversa ma maledettamente concreta. Uno che non le mandava a dire, sfiorando per due volte l’incidente diplomatico con Enzo Ferrari, prima in occasione del suo test con la 312T3, poi alla Minardi in Formula 2 quando criticò senza mezzi termini i suoi motori. Insomma, un bel peperino, ma parecchio veloce. Uno che non amava i test, ma preferiva di gran lunga le gare, che prendeva con un piglio molto deciso.

Infatti a 19 anni è Campione italiano di Formula 3 e in Formula 1 è settimo al debutto, uno di quei risultati che valgono oro, soprattutto per un pilota pagante. Non a caso, le sue qualità velocistiche verranno notate da Colin Chapman e da lì inizierà una delle favole più belle della storia della Formula 1, non solo a livello professionale, ma anche e soprattutto a livello umano. De Angelis è un ragazzo straordinario che sapeva bene come farsi amare, per i suoi modi semplici e pacati, che lo hanno reso un personaggio amatissimo da tutti, colleghi, team manager, stampa e altri addetti ai lavori. Già dalle prime gare in cui Elio si calò all’interno elio_de_angelis_2della 81, era chiaro che la scommessa di Chapman era vinta in partenza, visto che quell’incredibile secondo posto di Interlagos, in cui Elio sfiora la vittoria a quasi 22 anni (sarebbe stato il più giovane vincitore della storia), sembra messo lì apposta per dare un segnale. Strane coincidenze: la Ferrari vive una stagione molto travagliata ed Elio, invece, è lì, pronto a giocarsela con i migliori. Aveva la stoffa del campione, quella dei piloti nati per vincere. Quando si dice che l’apparenza inganna, che Elio era arrivato lì anche grazie ai soldi (figlio della buona borghesia romana; anche il padre era pilota, ma in motonautica), che forse parlava troppo, ecco che viene subito smentito dai fatti. In quella stagione, Elio prende il testimone da Mario Andretti per poi cederlo idealmente a Nigel Mansell qualche anno più tardi, quando l’inglese spiccherà il volo con la Williams. Ma sarà proprio quella gara a Zeltweg che lo consacrerà tra i grandi, dopo una stagione costellata di arrivi a punti, in quel 1982 che rappresenta una delle stagioni più strane e assurde della storia della Formula 1. Una stagione in cui l’imprevisto la fa da padrona e ne esce con una classifica pazza, con Keke Rosberg che vince il titolo capitalizzando al massimo i problemi degli avversari, prima tra tutti la Ferrari.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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