F1 | I campioni? Alonso lo è ancora!

Johnny Herbert continua il suo scambio di battute con Fernando Alonso, affermando che l’asturiano ormai ha fatto il suo tempo in Formula 1. Lentezza di riflessi, età avanzata e assenza prolungata dalla vittoria fanno di Fernando un personaggio ormai fuori dal tempo della Formula 1, ad avviso dell’inglese. Ma sull’asturiano il giudizio è cambiato troppo in fretta negli ultimi anni e anche troppo radicalmente.

AlonsoQuanti giornalisti e opinionisti hanno infatti detto in passato che Alonso era il miglior pilota in circolazione, che era capace di fare cose egregie anche con mezzi inferiori, che i titoli di Vettel erano di cartone perchè ottenuti forse con vetture irregolari, che lui e Lewis Hamilton erano gli unici in grado di garantirsi successi a lungo, che aveva avuto anche parecchia sfortuna? Una scala di valori dei piloti che si era mantenuta per alcuni anni e che improvvisamente si è modificata da quando è accaduto un episodio: la cacciata da Maranello. Una sola stagione, il disastroso 2014, è bastata per cambiare molti giudizi, non solo sull’asturiano.Sebastian Vettel

Ecco il potere della Ferrari, chi ci passa è destinato a un duplice paradosso: prima di arrivarci sei un perfetto signor nessuno, o peggio ancora un rivale da contrastare in pista (e non solo, nel caso dell’asturiano; il caso mass dumper fu emblematico), ma quando arrivi a Maranello cambia tutto, di colpo. Diventi il fuoriclasse da idolatrare e da mostrare in vetrina, sei il più forte anche quando, magari, le vittorie non arrivano solo per merito tuo ma anche perché il team ha saputo abilmente sfruttare le pieghe del regolamento, poi se non vinci è colpa di qualcos’altro, la sfortuna o magari le furbate degli avversari. Poi, un giorno, decidi di andartene da Maranello e sei prima di tutto un traditore e poi torni a essere un brocco. Questo ragionamento non riguar412t2monzada la Ferrari, ma tutto il movimento di opinione che ruota intorno a Maranello e alla Formula 1 in genere. Ed è un movimento di opinione che si ripete da anni: basti pensare allo stesso Vettel o a Schumacher o, per andare più indietro, ad Alesi e Berger. Ma sono solo alcuni esempi.

C’è un aspetto, però, che ad avviso di chi scrive è assodato:  un aspetto che ad avviso di chi scrive è assodato: La Ferrari è la Formula 1 e la Formula 1 è la Ferrari. L’una senza l’altra non avrebbe ragione di esistere. Ma questa considerazione, ad avviso di chi scrive, non dovrebbe portare a dei capovolgimenti radicali nei confronti di questo o quel pilota solo perché cambia tuta. Il caso di Schumacher è emblematico: lascia la Ferrari da Vicecampione del mondo, ironia della sorte in duello proprio con Alonso, se ne sta 3 anni fuori dal Circus e torna clamorosamente a 41 anni suonati a inseguire la scommessa della Mercedes, passando, nelle opinioni generali, da campione a brocco. Ad avviso di chi scrive, è proprio nelle difficoltà che si vedono i campioni e, nonostante avesse avuto un compagno di squadra nettamente più forte di lui e decisamente più giovane, ha disputato 3 buone stagioni, permettendosi il lusso di Michael_Schumacher_pole_lap_monaco_2012una pole position a Montecarlo, un giro veloce in gara a Hockenheim e un podio. Non male per un 43enne. Chi scrive ha l’opinione che quelle siano state le 3 stagioni migliori disputate dal Kaiser nel corso di tutta la sua carriera, perchè ha dimostrato di essere ancora in grado di duellare con i suoi colleghi più forti nonostante l’età e le difficoltà di adattamento.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)

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