Monza e la Formula 1, un binomio inscindibile

Questa è, anche, Monza. E Monza è anche velocità. Circuito per niente tecnico, solo la doppia di Lesmo, anche se addolcita, in parte lo è. Lesmo come era una volta era un mix di tecnica e pelo sullo stomaco in cui i manici facevano la differenza. Monza è coraggio, cuore oltre l’ostacolo, velocità pura. Non è più il circuito dove nel 1971 si toccò la media oraria di oltre 240 km orari in corsa. Un po’ alla volta sono arrivate le chicane, che hanno in parte snaturato la natura primigenia dell’autodromo. Ma rimane sempre il Tempio della velocità. E’ questo il fascino vero dal punto di vista della guida e dei piloti. Rimane un circuito da “pelo” come si dice in gergo, dove si toccano velocità importanti e il pedale e sempre giù, tranne quando si incontrano le chicane.

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E come la maggior parte dei templi, Monza ha richiesto i suoi sacrifici. Abbiamo ricordato Von Trips, ma non possiamo dimenticare Jochen Rindt nel 1970, con un incredibile quanto oscuro incidente in prova, soprattutto per le cause. Una nota a proposito di Rindt. Si racconta che Franco Gozzi, allora Direttore Sportivo della Ferrari, a Monza avesse un contratto pronto per l’austriaco per farlo correre per la scuderia di Maranello l’anno successivo. Non sappiamo se questo sia vero o legenda. Fatto sta che Jochen fu l’unico campione del mondo postumo. E poi come dimenticare il povero Ronnie Peterson, in una partenza maledetta e spietata. Era l’anno 1978.

E nel tempio non si sono consumate solo tragedie. Tutt’altro. Sul circuito in Brianza si sono scritte pagine meravigliose del Motorsport. Ne cito tre come affiorano dalla memoria. La doppietta Ferrari con Gilles scudiero di Jody Scheckter nel 1979, ed il mondiale vinto dalla Ferrari. Il duello esaltante tra Michael Schumacher e Juan Pablo Montoya nel 2003 e l’incredibile Sebastian Vettel dominatore con la sua Toro Rosso sotto il diluvio. Era il 2008 e l’inizio per il tedesco di una carriera da incorniciare con molti quadri ancora da dipingere, come sperano i tifosi delle Rossa.

Monza, i suoi eroi, ma anche il suo pubblico, sono un patrimonio della Formula 1 e del Motorsport, al pari di Silverstone, Spa ed Indianapolis. Conta solo questo. Almeno per chi ama in maniera viscerale le competizioni.

Le parole ultime di Ecclestone lasciano ben sperare, ma chi sta mettendo a rischio Monza per gli interessi della Moto GP, volendo deturpare il Curvone di Biassono, o per il desiderio di visibilità personale e politica, si deve mettere una mano sulla coscienza, se ce l’ha.

Monza va preservata, insieme al suo parco, insieme al suo pubblico, insieme ai suoi ricordi e ai suoi eroi.


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Giulio Scaccia

Giornalista ed appassionato, seguo la Formula 1 dal 1978. Da Gilles Villeneuve a Michael Schumacher, sempre la Ferrari nel cuore.