F1 | Storia: Le origini italiane del mito Williams

Vince Ganley, anzi no! – La nuova ISO 1R si dimostra complessivamente più affidabile nel corso della stagione e inizierà a togliersi qualche soddisfazione. Ma ci sarà anc3099.txthe un giallo, che ancora una volta vede protagoniste le incerte condizioni di gara. La pioggia sarà infatti la protagonista della gara che si corre il primo giorno d’autunno e che vede tante novità: il primo uso nella storia della Safety car e il primo pilota con il numero 0, Jody Scheckter. Sarà proprio il continuo mutare delle condizioni che genererà una incredibile confusione ai box, con diversi pit-stop per passare alle coperture da bagnato. Tutti vanno in confusione, eccetto Howden Galyey che aspetta il momento giusto per effettuare il cambio gomme fermandosi dopo il compagno di squadra per evitare il traffico della stretta corsia box di Mosport. Così, il pilota neozelandese si troverà davanti a tutti nel momento in cui la Safety car fa il suo ingresso in pista per neutralizzare la gara. Chi non crede alla ISO in testa alla graduatoria è Colin Chapman, convinto che la vittoria fosse andata a Fittipaldi e, quindi, si rende protagonista della sua celebre esultanza sventolando in aria il cappellino per salutare il brasiliano. Ma la bandiera a scacchi non HowdenGanley1973Canadavenne sventolata e il direttore di corsa la mostrò per primo a un incredulo Ganley, anche se poi i cronometristi ufficiali daranno la vittoria a Peter Revson. Apriti cielo, la fidanzata di Ganley, che faceva a sua volta da cronometrista al pilota della ISO, non ci sta e protesta contro il direttore di corsa e il clan del neozelandese sarà convinto che i commissari gli abbiano attribuito un pit-stop di troppo e riterrà di essere stato derubato della vittoria. Ma tant’è, a Ganley verrà dato un punto anzichè 9. Per il clan di Frank Williams questo ha il sapore del furto, anche perché Eppie Wietzes rivelerà che l’ordine che gli venne impartito era quello di stare davanti alla vettura numero 25, quella di Ganley. Lui invece stava controllando la posizione di Jackie Stewart, che era riuscito a guadagnare la posizione su Fittipaldi. Altra epoca,. altre storie; il cronometraggio elettronico non esisteva, figurarsi il GPS, in una Formula 1 decisamente più umana. Un torto, però, che evidenzia i segnali di una piccola crescita tecnica della ISO Marlboro, che nel 1974 cambierà pelle.

FW01, Williams made in Italy – La Williams, infatti, si affiderà alla matita di Gianpaolo Dallara per rivisitare la ISO Rivolta e farla diventare la FW01 per la forma squadrata del muso, più piccolo rispetto alla 1R, e la forma molto più rastremata della presa d’aria del motore. Ma Frank Williams, in quel 1974, creò una scuderia tutta italiana trapiantata in Inghilterra, visto che la monoposto era pur sempre la ISO, il progettista fu Dallara e al volante ci fu un unico pilota, anche lui italiano: Arturo Merzario detto il “fantino”. Si decise di iniziare solo con lui, affidandogli una unica monoposto, che lui sin da subito portò nelle avanguardie della griglia di partenza. E fu proprio in una qualifica che ci sarà un altro curioso episodio che caratterizzerà la “storia italiana” di Williams, precisamente a Kyalami.


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Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)