F1 Il Texas taglia i fondi: il Gp degli USA è a rischio

11 Novembre 2015 – Il Circuit of Americas di Austin rischia di scomparire dal calendario di F1, a causa del taglio dei finanziamenti pubblici imposto dalla nuova amministrazione texana, che ha ridotto tali sussidi del 20 %.

Austin qualificheNonostante poche settimane fa ci abbia regalato uno dei Gp più emozionanti della stagione, il circuito di Austin rischia di rimanere fuori dal circus dopo solo 4 anni. Il motivo è puramente economico. Nonostante nelle passate edizioni abbia riscosso un notevole successo, sia per l’evento del Gp in se che per i vari eventi di contorno, lo stato del Texas, che dal 1 Settembre ha cambiato amministrazione, ha deciso di ridurre del 20% i finanziamenti pubblici all’autodromo. La precedente gestione, capitanata da Rick Perry, aveva stanziato ben 250 Milioni di dollari in 10 anni, che fanno 25 milioni all’anno. Ma gli organizzatori hanno fatto sapere che tale cifra sia stata rispettata solo nell prime 3 edizioni del Gp, mentre quest’anno la cifra percepita si aggirava sui 19,5 milioni. Un taglio del 20% che, unito allo scarso profitto ricavato dall’evento di quest’anno, ha messo in seria crisi la permanenza del tracciato nei prossimi anni.

Il promoter dell’evento, Bobby Epstein, si è detto piuttosto preoccupato della situazione, definendola drammatica ma con parole più colorite. Non sono arrivate rassicurazioni da Bernie Ecclestone, che dal Brasile ha confermato che tale taglio dei sussidi mette a serio rischio la presenza del tracciato a stelle e strisce. Eppure lo stesso patron della FOM aveva spinto tanto affinchè gli Stati Uniti tornassero nel circus, visto che da sempre sono uno dei mercati fondamentali degli sport motoristici. Ma quale motivo si cela dietro questo taglio di fondi? Quanto afferma il nuovo governatore Greg Abbott, dalle nuove valutazioni fatte dalla sua equipe, l’evento si sarebbe svalutato del 22%, costringendo così l’amministrazione locale ad abbassare i propri finanziamenti.

Se la situazione dovesse rimanere così, visti anche gli scarsi introiti di questa stagione, dovuti alla carenza di pubblico per le pessime condizioni metereologiche, sarebbe davvero difficile pensare che la F1 possa tornare in quel Austin. Certo è che per Ecclestone sarebbe una grave perdita, visto che l’evento negli Stati Uniti ha sempre riscosso successo e che il tracciato in se, a detta dei fan ma anche di molti piloti, è uno dei migliori della nuova generazione di tracciati disegnati dall’architetto Tilke.

rosberg_usa_2014_austinLa crisi improvvisa di Austin si aggiunge a quelle di Monza e del Nurburgring, ed è sicuramente un qualcosa che non fa bene alla F1, soprattutto perché il circuito delle Americhe aveva riscosso un notevole successo. Ma allora è lecito chiedersi se, visto che la F1 è uno sport in crisi, ad Ecclestone non convenga recuperare tracciati storici, magari venendo incontro alle vecchie esigenze, piuttosto che mantenere il solido schema rigido e intransigente. Perché a rendere speciale la F1 sono anche i tracciati, oltre che i piloti e le vetture. Sono luoghi come Spa, Monza, Silverstone, Monaco, che rendono speciale uno sport del genere, ed Austin come caratteristiche aveva dimostrato che era possibile avere impianti moderni con il fascino dei tracciati storici. Se Mr.E continuerà a mantersi rigido, rischieremo un giorno di vedere un calendario pieno di appuntamenti in posti esotici come Abu Dhabi o il Bahrein, che sono si capaci di mantenere un certo impegno economico, ma non avranno mai le tribune piene come a Monza o come accaduto recentemente in Messico.


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