F1 Storia: GP USA 2012, Hamilton e la vendetta di Mister E

22 ottobre 2015 – Anteprima storica del Gran Premio degli Stati Uniti, che si correrà sul circuito di Austin. Una pista, come già detto, molto particolare, da veri cowboy amanti delle avventure e delle emozioni forti. Già, perchè sebbene sia stato disegnato da Hermann Tilke è quel tracciato che dall’architetto austriaco non ti aspetti, selettivo e selvaggio come l’ambiente che lo circonda, che sembra proprio richiamare l’antico selvaggio West narrato da personaggi leggendari come John Wayne e Clint Eastwood.

Già, perchè in palio non c’era solo un circuito, ma c’era molto di più. C’era una frattura da sanare con il continente americano, che nel 2005 ha assistito a una delle scene più grottesche della storia del motorsport, con 6 vetture che si schieravano al via della gara e 18 concorrenti che prendevano la via dei box a causa della rovente polemica innescata dalle forature alle gomme Michelin, troppo estreme e troppo fragili per resistere ai 13 gradi di inclinazione del catino più famoso del mondo, quello di Indianapolis. Una figuraccia in mondovisione e un’onta troppo difficile da rimarginare.

Tony George è categorico: a Indianapolis le porte sono chiuse, la Formula 1 non metterà più piede dove ha costruito gli albori della sua storia. E allora si pensa a due alternative: il New Jersey e Austin, progetti entrambi caldeggiati dallo stesso Bernie Ecclestone. L’idea pare quella di tornare ai tempi passati, in cui c’erano il Gran Premio degli USA Est e quello degli USA Ovest (corsi normalmente a Detroit e Long Beach), ma probabilmente il progetto New Jersey è destinato a perdersi nei cassetti dei progettisti.

Austin invece procede senza intoppi e ci sono pochi dubbi sul fatto che l’onta venga lavata con un tracciato insolito, che non ha nulla a che vedere con i classici circuiti americani, nè tantomeno con quelli europei di ultima generazione. Si tratta di una pista insolita che stupisce lo stesso pubblico della Formula 1, ormai assuefatto ai circuiti che alternano curvoni in appoggio, chicanes e rettilinei di raccordo. Austin infatti riassume in sè tutte le caratteristiche di altri grandi tracciati europei, come Zeltweg, Istanbul e Silverstone. A mandare in visibilio il pubblico americano è soprattutto il rettilineo in salita, cosa mai vista in un circuito Indycar nè in quelli di ultima generazione e ripreso da Tilke proprio per dare agli americani la prova che se la Formula 1 vuole fare sul serio basta veramente pochissimo per riacquistare la credibilità sacrificata sull’altare della guerra delle gomme. La Formula 1 del 2012, infatti, è tutta nuova, c’è un fornitore unico e le gomme sono tornate a essere slick, quindi non c’è alcun pericolo che quello che è accaduto nel 2005 possa ripetersi di nuovo, altrimenti la gara non si correrebbe nemmeno. La Formula 1 torna negli USA senza chiedere il supporto della Indycar o delle altre realtà americane, ma dettando essa stessa le regole.

Il nuovo tracciato piace eccome, sia al pubblico che alla critica, e a inaugurarlo c’è un personaggio assai noto, l’eroe dei due mondi, Mario Andretti. Piedone è il miglior ambasciatore di questa nuova avventura, visto che è stato l’ultimo iridato a stelle e strisce e conosce particolarmente bene l’ambiente europeo. I suoi giri a bordo della Lotus 79, quella con cui ha vinto il suo unico titolo mondiale, e su una Renault R30, mandando in visibilio il pubblico per la facilità con cui raggiunge velocità particolarmente elevate. Si può quindi aprire le danze per quella che sarà la gara vera e propria, che vede Vettel e la Red Bull grandi protagonisti di tutte le sessioni di prove, considerato anche che la scuderia anglo-austriaca è in lizza per conquistare il Mondiale costruttori e vuole fare buona pubblicità al proprio marchio, che negli Stati Uniti è popolarissimo.

Vettel sembra quasi imprendibile, visto che nelle prove libere rifila distacchi pesanti a tutti i suoi rivali, a iniziare dal compagno di squadra Webber. Ma c’è un pilota che il sabato mattina tenta di insidiare il suo dominio: Lewis Hamilton, che arriva a 2 decimi dal tedesco di Heppenheim e in qualifica la storia si ripete, con il distacco che scende a 109 millesimi. Tra i commentatori serpeggia un certo pessimismo sulle possibilità dell’inglese della McLaren (del quale è già stato annunciato il passaggio alla Mercedes) di avere la meglio sul bicampione del mondo al via, visto che parte sul lato sporco della pista. E si tratta dello stesso problema che induce i tecnici della Ferrari ad attirarsi diverse critiche quando decidono di rompere i sigilli sul motore di Massa per sostituirlo, facendolo retrocedere di 5 posizioni, per permettere ad Alonso la partenza sul lato pulito della pista. Ma il rischio alla fine ha pagato, visto che Alonso si rende protagonista di un ottimo scatto che lo porta dal nono al quarto posto. Circuit of the Americas, Austin, Texas, United States of America. Sunday 18th November 2012. Sebastian Vettel, Red Bull RB8 Renault, and Mark Webber, Red Bull RB8 Renault, lead the field away at the start. World Copyright:Andrew Ferraro/LAT Photographic ref: Digital Image _79P7169Hamilton, invece, perde una posizione a vantaggio di Webber, ma quella che si pensava essere una mezza catastrofe in realtà così non è. Tant’è vero che l’inglese, al terzo giro, si sbarazza dell’australiano andando a caccia del suo compagno di squadra. Di fatto, salvo il sorpasso tra Hulkenberg e Raikkonen, non accade nulla fino al momento in cui i piloti si fermano a cambiare le gomme, che sarà la chiave di volta della gara.

Già, perchè Lewis Hamilton dopo il cambio gomme sembra cambiare ritmo, tanto che riesce persino a superare Kimi Raikkonen prima ancora che il finnico della Lotus faccia la sua sosta, andando a caccia del pilota della Red Bull. Hamilton si attacca come un bulldog ai tubi di scarico della vettura numero 1 e dopo un lungo ma inesorabile inseguimento, al giro 41 sferra l’attacco, fintando il sorpasso all’esterno per poi scegliere subito l’interno. L’attacco è riuscito, ma Hamilton va lungo in frenata, finisce con due ruote nella sabbia e Vettel lo infila di nuovo. Ma il duello non è finito. Il giro successivo, infatti, Vettel e Hamilton si trovano di fronte un doppiato sul rettilineo d’arrivo, che fa da tappo al tedesco e permette alla McLaren dell’inglese di avvicinarsi sensibilmente, tant’è che dopo le S in successione, quando i due chiudono il doppiaggio, Hamilton è nuovamente nei tubi di scarico di Vettel, spalanca il DRS e arriva molto vicino alla ruota posteriore destra del tedesco prima di sferrare l’affondo decisivo, questa volta scegliendo senza esitazioni l’esterno. Un sorpasso che non ammette repliche, nonostante Vettel si lamenti via radio.

Ma evidentemente, quando il gioco si fa duro e i duri iniziano a giocare, l’inglese ha dimostrato più cattiveria del tedesco, riuscendo a rimediare nel migliore dei modi a un errore che forse lo avrebbe fatto rosicare per l’occasione persa. Invece, la sua scelta fatta il giro successivo fa rosicare Vettel, il quale si lamenta per essere stato ostacolato durante il doppiaggio. Ma è la dura legge delle corse, chi vince ha sempre ragione e alla fine, nel duello tra i due pistoleri, Hamilton non è stato il più veloce a sparare, ma il più bravo a prendere la mira. E così, l’inglese si porta dietro Vettel fino alla bandiera a scacchi, che taglia con un vantaggio di 6 decimi sul tedesco. La Red Bull conquista l’iride, ma per Vettel i giochi non sono ancora chiusi. C’è gloria anche per le due Ferrari, che giungono al terzo e quarto posto, seguiti da Button, Raikkonen, Grosjean, Hulkenberg, Maldonado e Bruno Senna. Il podio sembra il frutto di una lucida fatalità, quella che ha voluto radunare insieme a Mario Andre930781539tti, grande mattatore dell’evento giunto per le interviste di rito, i tre grandi protagonisti della Formula 1 di questi ultimi anni. La degna conclusione di una trama tessuta su misura per il pubblico americano e per chi, forse, avrebbe in qualche modo impedito il ritorno della Formula 1 negli Stati Uniti. Il sogno americano, dunque, può continuare e la piccola vendetta in salsa inglese da parte della Formula 1 è stata editata e servita ben fredda.


Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)