F1 Cosa succede variando la pressione gomme?

7 settembre 2015 – Domenica, alla fine della gara di Monza, la FIA ha comunicato che la Mercedes era sotto investigazione per la pressione delle gomme rilevata sotto limite minimo. Ora proviamo a chiederci quanto e come la pressione degli pneumatici può influire sulle prestazioni.

Dopo lo scoppio della gomma a Spa di Vettel la Pirelli ha comunicato, insieme alla FIA, che la pressione minima consentita delle gomme doveva essere di 19.5 PSI, domenica però la Mercedes aveva il gonfiaggio di una gomma (la posteriore sinistra che è la più sollecitata) inferiore al limite imposto di 0.3 PSI sulla vettura di Hamilton e di 1.1 su quella di Rosberg. La pressione delle gomme incide sull’aderenza e sull’usura delle coperture, infatti una gomma più sgonfia tende ad avere un’impronta sulla strada più grande che aumenta la presa sull’asfalto. Ovviamente se è troppo sgonfia i benefici spariscono, infatti si ha sempre un punto di ottimo dove si ha la massima aderenza in relazione all’usura.

Domenica la Mercedes probabilmente aveva il suo punto di ottimo vicino al limite imposto dalla Pirelli e ha agito nelle zone grigie del regolamento e basato su circolari inviate volta per volta ai team. Per prima cosa la pressione di uno pneumatico varia in base alla temperatura perciò il costruttore di gomme italiano dovrebbe in qualche modo controllare la pressione e in contemporanea anche la temperatura, non solo quando gli pneumatici sono dentro le termocoperte ma anche in altre situazioni (il come è da capire). La Mercedes infatti si è difesa dicendo che durante la gara con le temperature più elevate, lo pneumatico non è mai sceso sotto il limite regolamentare. Solitamente la pressioni durante l’utilizzo possono aumentare anche di 2 PSI.

Seconda cosa strana di questa regola è che non si conosceva la penalità applicabile, perciò la Mercedes ha chiesto ad Hamilton di spingere temendo una penalità di circa 20 secondi senza però esserne sicura.

Alla fine di tutto giustamente il pilota inglese non è stato squalificato perché la differenza di pressione era veramente minima e non ha influenzato una gara che l’ha visto dominatore, ma la riflessione deve essere più ampia. Come è possibile che la FIA faccia una regola ma non dica la pena correlata e soprattutto non faccia un protocollo su come misurare la pressione delle coperture, che come già evidenziato variano molto in base alle situazioni. Sembra incredibile ma ogni volta che si cambia il regolamento per qualsiasi motivo lo si fa in modo veramente poco professionale e questo reca danni di credibilità all’intero movimento.

 


Luca Stefanini

Ho 25 anni,sono un ingegnere meccanico e amo lo sport. Seguo soprattutto il calcio e la Formula 1.