F1 Storia, Olanda 1983: L'ultima di Arnoux
 

 


F1 Storia, Olanda 1983: L’ultima di Arnoux

11 agosto 2015 – Renè Arnoux e la Ferrari. Due storie di vite destinate ad incrociarsi e non solo in pista. Non bastarono le sonore ruotate tra il francese e l’asso canadese Villeneuve a Digione nel 1979, ci voleva qualcosa in più. Arnoux approda in Ferrari a inizio 1983 voluto da Enzo Ferrari in persona; colpito dalla grinta del francese nel duello con Villeneuve 4 anni prima.

Al suo primo anno con la tuta rossa, Arnoux sta facendo tutt’altro che male. Due vittorie, tre pole position e un posto nella stretta schiera di quelli che il mondiale hanno tutte le carte in regola per vincerlo. Una schiera che contava, oltre al citato Arnoux, anche un’altro playboy di razza pura come Piquet e un francese che quel titolo stava facendo vedere a tutti di meritarlo come Alain Prost.

olanda83bUna corsa iridata tesa, come una corda di violino. Prost sembrava davvero aver imboccato la strada giusta, sopratutto dopo la vittoria in Austria che aveva consolidato la sua leadership. Più staccato, ma sempre presente, Piquet con una Brabham accreditata di un grandissimo motore. Più staccato, di ben diciassette punti, Arnoux. Il francese pagava i troppi ritiri d’inizio stagione, e solo nelle ultime due gare era riuscito a piazzarsi in terza posizione nella classifica. Quel week end in Olanda doveva essere il vero spartiacque: se Prost, con una vittoria, avrebbe messo un timbro in calce con tanto di atto notarile sul titolo. Piquet e Arnoux, invece, avevano solo quella gara come ultima spiaggia. Le cose andarono come, probabilmente, nessuno aveva previsto.

Piquet, per la prima volta nell’anno, davanti a Tambay, De Angelis e Prost. Solo decimo, e per giunta staccatissimo, Arnoux. La gara è però tutta un’altra storia. Al via Piquet scatta benissimo e accenna una fuga. Gran partenza di Arnoux che rimonta nel giro di poco tempo 3 posizione e entro venti giri è già terzo. Il passo del francese sarebbe anche buono, ma il margine messo su da Prost e Piquet è incolmabile. Ci vorrebbe un colpo di scena, un regalo della dea bendata. Il regalo che Arnoux auspicava da tempo che mai avrebbe immaginato sarebbe arrivato.

olanda83Al giro 41, succede il fattaccio. Prost rosicchia tutto il distacco a Piquet e, da qualche giro a sta parte, gli è in scia: alla Tarzan tenta il tutto per tutto. Prost ritarda tantissimo la frenata, taglia la traiettoria ottimale per far meno strada e sorprendere Piquet ma la sua Renault si scompone (sporco sicuramente, ma anche una frenata ai limiti della fisica) e si stampa sulla fiancata della Brabham di Piquet. Il brasiliano viene, così, spedito contro la prima fila di gomme (scommetteteci pure: senza Piquet ci sarebbe finito lui nelle gomme) mentre Prost prosegue. Per poco però, perchè la Renault non ha retto il forte impatto e cede il braccetto destro; spedendo Prost contro il rail. Morale della favola: gara finita per entrambi. In testa, nell’incredulità di tutti, c’è Arnoux con dietro Patrese che, però, cederà di li a poco la piazza a Tambay.

Per la Ferrari è una doppietta che vale oro. Arnoux da terzo incomodo si ritrova in piena lotta per il titolo, scavalcando pure Piquet. La Ferrari si gusterà la gioia di presentarsi a Monza con la leadership nel mondiale costruttori. Per milioni di tifosi, la speranza che colui che era, prima di tutto, un amico importante di Gilles Villeneuve, possa diventare campione del mondo. Così, giusto per completare un lavoro che “l’aviatore” aveva lasciato incompiuto.

Arriverà invece la miracolosa, e pompata, rimonta di Piquet e della Brabham. Per la Ferrari e la Renault, invece, un’altra delusione, con tanto di beffa da parte del team principal Brabham, per chi non lo sapesse era un certo Bernie Ecclestone, che con una lettera ammetterà candidamente di aver usato benzine irregolari. Arnoux lascerà la Ferrari, dopo un 1984 poco esaltante, carico di dubbi e misteri. Non vincerà nemmeno più un Gran Premio in Formula 1 ma rimane una, se non la principale, vittima di quelle benzine maledette.



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Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.

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