F1 | Storia ; Helmuth Koinigg e la fatalità del Glen

31 ottobre 2014 – Quel pomeriggio d’inizio autunno del 1974, Helmuth Koinigg ha 25 anni e un futuro nel mondo delle corse. Un pilota veloce, capace in 2 gare di impressionare e di attirarsi addosso gli occhi di mezza F1. Capace di andare forte sul serio, lui che in patria è apprezzatissimo. Forse quasi a livello di Lauda.

Ed è proprio dal computer Lauda che partì l’avventura di Koining nel mondo delle corse. Comprò, a 21 anni, una Mini Cooper proprio dal futuro campione della Ferrari, dopo che esso decise di passare alla categoria Formula. Koinigg non aveva bisogno di correre sul sottile filo che separa la vita dalla morte per campare, ma è un’altro malato cronico di corse con il piede pesante e la voglia matta di vivere. Anche se per farlo deve accarezzare la morte.

koiniggminiGli inizi della carriera: Nato da una famiglia agiata viennese che mai ha benedetto la sua passione, se non proprio agli albori, Koinigg si mette in luce non solo per la sua bella chioma lunga e quella statura da fantino tipica di chi ha scritto nel DNA la professione del pilota. Va forte Koinigg, cavolo se va forte. Andava anche forte tra le donne. Lui per un pò se le è filate (eccome se le ha filate!) ma alla fine ha messo su capanna con un’ hostess austriaca, con tanti saluti alla bella vita. Le corse sono la sua vita, non le donne. Non vuole fondere le cose, conscio che potrebbero creare un mix letale alla sua carriera.Nel 1970, Koinigg ha già vinto parecchio con la cara Mini. Vorrebbe saltare nelle Formule minori per raggiungere il sogno più ambito dai piloti di quegli anni: la Formula 1. A dargli la chances di mostrare il suo potenziale, ci pensa un’avvocato austriaco anch’esso pilota: Helmuth Marko. Koinigg debutta in Formula Vee e si mette in mostra alla grande. Viene notato da Hans Bergmann che lo ingaggia e costruisce un telaio proprio nel suo garage Opel di Vienna avvalendosi dei suoi consigli. Nel 1971 è terzo a fine stagione, davanti anche a Jochen Mass, ma i soldi sono pochi e gli agganci ancora meno, così Koinigg rimane ancora in Formula vee. L’anno successivo arriva secondo in campionato, dietro solo a Manfred Schurti, mentre nel 1973, finalmente, fa suo il campionato. Il 1974 può essere l’anno della svolta. La Ford lo nota e gli affida una delle sue vetture turismo, ma a giugno può arrivare il colpaccio. Salta su una Porsche per la 24 ore di Le Mans a fianco proprio di Manfred Schurti, ma si deve ritirare per guai meccanici dopo 8 ore di gara. Da sconosciuta promessa dell’automobilismo a quasi celebrità: il nome di Koinigg cresce di popolarità in Austria e Germania e ciò li permette di accaparrare qualche sponsor.

L’arrivo in Formula 1: Koinigg sa cosa vuole. Arrivano i primi sponsor e le prime occasioni da sfruttare fino all’osso. Compra un sedile della Brabham della Scuderia Finotto e si prepara al gran debutto. La sede di questa sua giornata di gloria è il terribile e velocissimo Osterreichring nel Gp di casa. Andrà pure forte il giovane Koinigg, ma i miracoli sono impensabili. Non si qualifica, ma si mette dietro le Surtees. Le vetture del campione del mondo 1964, non saranno dei fulmini di guerra, ma sono pur sempre molto più quotate della lenta e rattoppata Brabham della Scuderia Finotto. Finiscono i soldi e, forse, i sogni di Koinigg, Se non fosse che proprio John Surtees, impressionato dalla prestazione di Koinigg in Austria, lo contatta e lo ingaggi per le ultime due prove del mondiale in Canada e Usa. Sul terribile tracciato di Mosport, Koinigg si qualifica 22°, ma in gara fa un mezzo miracolo, arrivando decimo davanti a mostri sacri coma Ickx e Graham Hill. Un’impresa che passa inosservata ai media ( Regazzoni e Fittipaldi sono a pari punti ad una gara dalla fine del campionato) ma non a molti team manager che chiedono con insistenza contatti a Koinigg. La carriera è decollata. Il prossimo Gp a Watkins Glen deve essere sono una conferma al suo talento.

koinigg_1974_2_usa_yumyLa maledizione del Glen: Anche al Glen, Koinigg piazza la sua Surtees al ventitreesimo posto in griglia. Un risultato già di per se. E’ il 6 Ottobre 1974 e quella domenica ricorre un’anno dalla morte di Francois Cèvèrt. Una ferita ancora aperta, ulteriormente insanguinata dopo la morte di Revson a Kyalami. Koinigg nei garage non ci pensa. Mani in tasca, sguardo fisso a terra. Si ripete nella mente tutti i terribili 5435 metri di asfalto, rail e paura del maledetto Glen. E’ conscio che è entrato a far parte di una giostra; una giostra maledettamente affascinante ma dannatamente pericolosa che ti vuole sempre al massimo della tua condizione. Non per vincere, ma per sopravvivere. E da quella giostra scendere ne si può ne tanto meno si vuole. Un tango eterno che si sogna e si desidera ma che una volta in ballo te la fa far sotto davvero. Koinigg per contratto corre la sua ultima gara con la Surtees anche se le premesse per rimanere ci sono tutte. Sale in macchina, si allaccia casco e cinture. La bandiera a scacchi cala giù ed è il via. Koinigg come in Canada parte in sordina per poter recuperare man mano che la gara prosegue; poi arriva il nono giro. La Surtess perde il controllo alla curva “Toe” del nuovo complesso “Boots” probabilmente a causa dello scoppio del pneumatico posteriore destro, ma si parlò anche di cedimento della sospensione. Koinigg scala le marce nel tentativo di recuperare la vettura, ma l’andamento in discesa della pista e l’alta velocità rendono vano ogni suo tentativo. La vettura impatta contro le barriere ARMCO a velocità relativamente bassa, ma quello che succede è a dir poco atroce. Delle tre lame di alluminio, a cedere sono le prime due, mentre la prima resiste, decapitando il povero pilota austriaco che muore all’istante. La gara non viene interrotta. Il corpo di Koinigg non viene manco estratto, e viene adagiato su ciò che rimane un telo bianco. Fittipaldi chiude quarto e diventa campione del mondo. Koinigg era già diventato un ricordo nella giostra che ti prende, ti sfrutta, ti prosciuga e poi ti scarica; ma che nessuno di noi riesce a farne a meno.


 

 


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Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.

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