F1 | Nurburgring 1999: le "sliding doors" di Eddie Irvine
 

 


F1 | Nurburgring 1999: le “sliding doors” di Eddie Irvine

29 settembre 2014 – E’ di pochi giorni la notizia della visita di piacere di Eddie Irvine alla Ferrari quindici anni dopo la sua esperienza al volante della rossa. Eddie Irvine, nordirlandese di Newtownards, classe 1965, tra gli anni novanta e l’inizio dei 2000 disputò ben 10 stagioni di F1. In tutto 148 GP corsi tra  Jordan, Ferrari e Jaguar conditi da 4 vittorie con miglior piazzamento un secondo posto nel mondiale 1999.

 

Protagonista improvviso e insperato: correva l’anno 1999, l’era più vincente della Ferrari ancora non era iniziata, il mondiale era un miraggio, forse un po’ più nitido, ma che rimaneva inafferrabile dal lontano 1979. Per due anni Michael Schumacher aveva sfiorato il titolo. Anche lui non era ancora diventato il kaiser che oggi ricordiamo. Quell’anno  la rincorsa  del tedesco sfumò contro le barriere della curva Stowe a Silvertone, così tutte le speranze si riversarono sul compagno di squadra.

Eddie è stato uno dei personaggi più forti che si siano visti dalle parti di Maranello. Piede talvolta davvero pesante, sempre circondato da belle ragazze. Il suo era uno spirito libero, di quelli amati dai tifosi, un tipo più alla Hunt che alla Lauda,un pilota vero con una personalità forte più vicino agli eroi del passato che alla Formula 1 moderna. Si trovò a dover fare improvvisamente il salto di qualità dopo l’infortunio della prima guida . Si trovò forse solo contro tutti a dover rincorrere quel miraggio iridato diventato all’epoca dei fatti ben più che maggiorenne.

irvine-nurburgring-1999Nurburgring 1999, la possibile svolta: La Ferrari aveva strutturato tutto il suo reparto corse intorno all’allora due volte campione del mondo tedesco che perse i due precedenti titoli. Al terzo tentativo ancora nulla. Cosa sarebbe successo se l’agognato obiettivo l’avesse portato a casa uno che era pagato molto meno del super pilota su cui tutto si era puntato…semplice, non sarebbe successo.

La storia dice che aiutato da Mika Salo, subentrato al posto dell’infortunato Schumi, Eddie Irvine inizia a vincere delle gare e il 26 settembre 1999 arriva al GP d’Europa al Nurburgring con gli stessi punti di Mika Hakkinen. Sliding doors, potrebbe essere l’occasione della vita, ma quell’attimo da cogliere si trasforma nella più grande delusione sportiva di Eddie. La sua Ferrari si ferma nella piazzola per il pit-stop ma manca una ruota! Pazzesco errore della Ferrari che costa al povero Eddie ben venti secondi e quella manciata di punti che alla fine forse gli avrebbero cambiato la vita sportiva! Uno degli errori ai box più clamorosi, una ruota che non si trova o che non si voleva/poteva trovare?

 

Come sarebbe andata se… La Ferrari dopo il crash di Schumacher bloccò lo sviluppo per concentrarsi sulla vettura successiva, quella che avrebbe portato alla prima di una lunghissima serie di trionfi. Se quell’episodio (che possiamo annoverare, senza dietrologie, come uno sfortunato episodio di gara?) non fosse accaduto, alla fine Eddie Irvine sarebbe potuto diventare Campione del Mondo. Nello sport con i se e con i ma non si va da nessuna parte, ma cosa sarebbe successo se quel mondiale l’avesse vinto Eddie? La Ferrari sarebbe diventata l’invincibile armata di inizio 2000 con leader assoluto Michael Schumacher?

Anche per questo per questo episodio e per il desiderio dell’irlandese di non sentirsi seconda guida le strade di Eddie Irvine e della Ferrari si divisero. Fino a qualche giorno fa, quando un giro dove la Ferrari custodisce le proprie monoposto ha permesso a Irvine di fare un tuffo nei ricordi, nel periodo comunque più bello e vincente della sua carriera.


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Alessandro Francese

Appassionato di sport, motori e Alfa Romeo ho sempre cercato di fare dei miei interessi un lavoro. Dalla tesi su Gianni Brera al mio impegno quotidiano in una concessionaria, almeno in parte, credo di esserci riuscito. Questo però è solo l'inizio! "Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere." Cit. Ayrton Senna

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