F1 | Ritratti: 40 anni di Jarno Trulli
 

 


F1 | Ritratti: 40 anni di Jarno Trulli

13 luglio 2014 – Periodo di magra per piloti italiani! Un connazionale non corre in Formula 1 dal Gp del Brasile del 2011. Quel giorno in pista c’erano due pescaresi. Il primo è stata una promessa mai mantenuta (Liuzzi), l’altro probabilmente il più forte pilota italiano del decennio che però, un pò per sfortuna e un pò per mancanza di grandi appoggi, non è mai riuscito a concretizzare il suo talento: Jarno Trulli. A lui il ritratto numero 24 della serie dedicata ai personaggi che hanno fatto la storia dells Formula 1.

Jarno-TrulliNasce nel 1974 da una famiglia col motore nel sangue. Il papà Enzo è un noto pilota di kart, apprezzato tecnico anche dopo il suo ritiro. Insieme alla mamma Franca, decidono di chiamare l’unico figlio Jarno in onore del leggendario e compianto Jarno Saarinen. A 3 anni comincia a prendere la mano con i kart, a 7 anni corre le sue prime gare e a 10 anni Jarno Trulli è già una presenza fissa nelle gare nazionali. In un epoca in cui i Kart erano persino ammessi ai giochi della gioventù ( Trulli 1° nella categoria 100 nel 1987) il talento del giovane Jarno non passa inosservato. In 10 anni di Kart, vince ovunque e in tutte le categorie. Diventa 3 volte campione italiano e si aggiudica importanti riconoscimenti in nordamerica e vince le prime due edizioni del “Memorial Senna”.

Trulli, ormai completo nei kart, salta sulle monoposto e precisamente nel campionato italiano F3. Una vettura non proprio competitiva, e tanta sfortuna, lo costringono a mesti ritiri e prestazioni opache. Ma la svolta è dietro l’angolo. Durante un’esibizione a Lonato, Jarno Trulli ingaggia un duello niente poco di meno che con Micheal Schumacher dal quale ne esce vincitore. Schumacher segnala il giovane abruzzese a Flavio Briatore che lo blinda subito con un contratto a lunga scadenza. Trulli salta in F3 tedesca dove vince il campionato nel 1996 con i team KMS supportato dalla Benetton. Briatore intravede in lui la grinta del pilota vincente e decide che è il momento giusto per il grande salto.

A termine del 1996, Trulli fa un passo fatto solo prima di lui da gente come Piquet, Prost e Senna: passa direttamente dalla F3 alla F1 senza passare per la già conosciuta F3000. Il debutto avviene il 9 Marzo 1997 sulla Minardi (il buon Giancarlo di lasciar perdere una giovane promessa non ci pensa neanche) entrando a far parte di una manovra che avrebbe dovuto portare l’acquisto del team faentino da parte di Briatore e una cordata di soci. Al suo fianco un pilota non proprio velocissimo, con la carriera baciata dalla Japan Tobacco (leggi Mild Seven) ma con un bagaglio d’esperienza di ben 5 stagioni: Ukyo Katayama.

Minardi-M197-TrulliTrulli mette in riga l’esperto Katayama chiudendo, sia in qualifica che in gara, davanti all’esperto nipponico. La Minardi non è di sicuro la macchina per emergere “dal pacco” dei piloti (un pò come Fisichella l’anno prima) e Jarno corre con l’unico imperativo di fare esperienza. A Imola, non riesce neanche a partire a causa di un problema al cambio vanificando così uno strepitoso 14° posto in griglia. In Canada Trulli rimarrà a lungo vicino alla zona punti, dimostrandosi abilissimo sul circuito semicittadino di Montreal. Peccato che ancora un problema al cambio lo costrinse ad un mesto ritiro. Sempre nel corso di quella gara, Panis è vittima di uno spaventoso incidente della quale ne esce con le gambe massacrate. Il francese è costretto ad uno stop forzato e Prost, che nei suoi sogni vedeva Hill al posto di Panis ma dovette rinunciare per la penale salatissima da versare alla Arrows, fa valere i buoni rapporti che lo legavano a Briatore e ottiene la possibilità di far svolgere un test comparativo a Trulli con Collard che, però, era preferito da sponsor francesi.

Il test vede Trulli nettamente più veloce di Collard e viene ufficialmente ingaggiato dal team del 4 volte campione del mondo. Jarno debutta in Francia, ma gia in Germania va a punti con uno splendido 4° posto. In Austria, in quella che sarà la sua ultima gara dell’anno, Trulli da il meglio di se.  Si qualifica terzo (e già per sè sarebbe un risultato eccezionale) ma al via, complice il ritiro di Hakkinen poleman di giornata, è già al comando. Vi rimane per 40 giri, aiutato dalle Bridgestone performanti sul circuito austriaco, ma anche grazie alla sua guida pulita. Villeneuve passa al comando grazie ai pit stop e Trulli, comunque secondo, deve alzare bandiera bianca solo al 58° passaggio quando a cedere è il motore Mugen – Honda della sua Prost. Alain commenterà a fine gara: “Mi ha subito impressionato il suo stile guida pulito, la sua dedizione al lavoro e la capacità di adattarsi ad un nuovo team. Possiede talento e posso dire con sicurezza che farà strada in Formula 1”. Prost vuole percorrere questa strada affianco a Trulli e le offre un biennale con il proprio team.

Con queste belle parole e tante premesse, grazie anche ai motori nuovi motori Peugeot, Trulli inizia il 1998. L’annata è un vero disastro con un solo punto conquistato (sotto al diluvio di Spa) e qualche bella figura qua e là vanificata da una macchina fragile e tutt’altro che innovativa come si credeva in Francia.  Una stagione misera, che permetta alla Prost a malappena di staccarsi dalle ultime due posizioni nella classifica costruttori. Tutte le aspettative sono rivolte al 1999 dove la Prost AP02 si presenta al via con delle curiosi alette sulle pance laterali.

trulliprostIl 1999, sarà un anno deludente per la Prost e per Trulli. La Ap02 è migliorata rispetto alla Ap01 ma è pur sempre fragile. Delusione su tutti i fronti, fino al Gp d’Europa sul circuito del Nurburgring. In una della gare più emozionanti degli ultimi 20 anni, Trulli è semplicemente fantastico nel portare la Prost al secondo posto e a resistere fino alla fine agli assalti di uno scatenato Barrichello. Con questa prestazione maiuscola, Trulli ottiene il primo podio in carriera, e si congeda dalla Prost firmando per la Jordan; team che dopo un 1999 strabiliante vuole ulteriormente crescere.

Nel 2000, le gioie di Trulli si fermano al sabato. A Montecarlo e a Spa (dove conta il pilota in sostanza) ottiene la prima fila ma un problema al differenziale sulle stradine del principato e una manovra sciagurata dell’irruente e giovane Button lo mirsero fuori gioco in Belgio. Nel 2001 non migliora la situazione, con pochi punti e tante belle occasioni. Il contratto in scadenza con la Jordan e voci che davano Maranello delusa dalla performance di Barrichello alla Ferrari, porteranno dicerie sul fatto che Trulli andò molto vicino al vestirsi di rosso. Rimarrà solo un fotomontaggio in copertina su Autosprint. A fine stagione, Trulli si inverte il volante con Fisichella passando alla Renault.

I primi due anni con il nuovo team non sono proprio da incorniciare. La nuova R202 monta un motore con l’inedita bancata a 111°, ma rivelerà una scelta azzardata e poco produttiva, a tal punto che decideranno di abbandonarla dopo solo un anno. Nel 2002 Trulli perde il confronto diretto col compagno Button (da lui criticato aspramente dopo l’incidente di Spa), mentre nel 2003 se la deve vedere con il nuovo pupillo di Flavio Briatore: Fernando Alonso. Il giovane spagnolo riuscì a battere nettamente Trulli, ma dalla parte dell’abruzzese va ricordata la dose abbondante di sfiga. Come in Spagna dove fu veloce quanto il compagno per tutto il week end prima di ritirarsi per una manovra azzardata di Coulthard.

trullijordanIl 2004 inizia con buone prestazioni e svariati piazzamenti a punti, fino al Gp di Spagna dove chiude terzo con alcuni giri al comando all’attivo. A Montecarlo poi arrivano la prima pole e il giorno dopo la prima vittoria della carriera, con una gara condotta in autorevolezza dal primo all’ultimo giro. L’ottima stagione di Trulli, però, viene smorzata dalle ruggini che cominciarono a formarsi tra lui e Briatore. Il manager cuneese incolperà Trulli di essere poco incisivo quando serve e sbandiererà ai quattro venti il sorpasso subito da Trulli all’ultima curva del Gp di Francia. Si mormora però che a premere per il licenziamento di Trulli siano stati sponsor spagnoli (vicini ad Alonso) e la stessa Renault che vedeva meglio come pilota di punta l’astro nascente asturiano. Trulli chiude in calo la stagione, ma ha un ritorno di fiamma a Spa dove centra la pole numero due carriera. E’ solo uno sprazzo di sole. L’aria all’interno del box Renault è irrespirabile e Trulli corre le ultime due gare della stagione con la Toyota, costruttore con la quale aveva già firmato da tempo per il successivo anno.

Il 2005 è probabilmente il suo miglior anno in F1. Con una Toyota migliore del passato, ma lontana sempre dai primi, lotta spesso nelle posizioni che contano e chiude il campionato con 3 podi, una pole (nel famigerato Gp degli USA) e tanti piazzamenti a punti. Perde il confronto diretto con compagno di squadra Ralf Schumacher per soli due punti, ma è una pura statistica. In Toyota venne apprezzato molto di più il suo lavoro rispetto a quello del tedesco.

Formula One World ChampionshipLa Toyota si prepara a spaccare il mondo, ma nel 2006 spacca bene solo i propri motori. Trulli porta a casa un quarto posto come miglior risultato dell’anno e nient’altro di cui vantarsi. L’anno dopo l’avvio è promettente, ma il team si perde per strada e Jarno può fare ben poco con un team che spende e spande ma che concretizza molto poco. Nel 2008, finalmente, si vede un miglioramento.  Trulli non è più visto come un pilota ormai a fine carriera, ma un pilota capace di essere una mina vagante. Velocissimo in qualifica, in gara tende a perdere lo smalto del sabato dando sempre a tutti l’impressione di aver portato la propria vettura oltre ciò che poteva realmente fare, e diventando una mina vagante grazie alla sua coriacità nel difendere la posizione sempre con gran correttezza. Porta in cascina un podio in Francia come miglior risultato.

Nessuno lo sa, ma il 2009 è l’ultimo anno per la Toyota. Grazie alle grosse mutazioni a livello regolamentare, la Toyota TF109 sembra essere veramente la monoposto di svolta per il team nipponico. Trulli chiude il campionato ottavo con due terzi posti, una pole e uno strepitoso secondo posto a Suzuka davanti al pubblico che incomincia ad adorarlo. Come detto, a fine anno a sorpresa la Toyota annuncia il ritiro dalla Formula 1, lasciando Trulli senza un contratto per il 2010.

TrulliFEMesso alla porta da un team che ha contribuito a far crescere, Trulli non trova nient’altro di meglio che la debuttante Lotus by Tony Fernandes. In due anni arrivano solo ritiri e problemi nonostante il suo grande impegno per farla progredire. Come se non bastasse, Trulli viene costretto a rescindere il contratto dallo stesso Fernandes per lasciar spazio a Petrov; pilota dal talento dubbio ma dal portafoglio carico. Nonostante offerte per continuare in altre categorie, Trulli preferisce abbandonare il motorsport e concentrarsi nell’azienda vinicola da lui acquistata qualche anno prima, rimanendo nel silenzio per 4 anni. Solo di recente ha fondato un proprio team, la Trulli GP, e correrà nel futuro campionato di Formula E.

 Trulli è stato insieme a Liuzzi l’ultimo italiano a correre in Formula 1. Un’onore che ha saputo portare sulle spalle come nessun’altro, dimostrando grandissima lealtà (non spesso ripagata) e grande determinazione. Il suo “I’m pushing like an Hell” in Turchia nel 2008, ha fatto il giro del web e dimostra in pieno l’impegno dell’abruzzese. Un pilota duro, arcigno, capace di difendere per tantissimi giri una posizione che la macchina sua non meritava. Sempre, però, con grande correttezza; quella dote che se fosse ancora viva in F1 avrebbe dato a Trulli una carriera ben diversa.



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Luca Sarpero

28 anni di vita e 29 passati ad amare la Formula 1. Senza se e senza ma. Amante del web per passione, storico di F1 per vocazione.

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