F1 | Silverstone 1999, l'incidente di Schumi
 

 


F1 | Silverstone 1999, l’incidente di Schumi

Silverstone, 18 giugno 2013 – Uno dei ricordi comuni di tutti i Ferraristi è sicuramente  l’incidente di Michael Schumacher del 1999 a Silverstone. Quando si parla della mitica pista inglese, vengono subito in mente quelle immagini quasi drammatiche. Michael sotto le barriere di protezione imobilizzato nell’abitacolo. Un incidente che lasciò tutti con il fiato sospeso per alcuni minuti.

Tutto accadde in seguito ad una partenza confusa e strana, al via Mika Hakkinen (all’epoca Pole Man) ebbe uno scatto migliore di Schumacher che si fece sfilare anche da Coulthard e dal compagno Irvine. Conoscendo la voglia di Schumacher di vincere e dominare sempre, è facile pensare ad un rimonta furibonda già nel corso del primo giro. Probabilmente era questo l’intento del tedesco, fece però i conti con la troppa foga di sorpassare il compagno, alla curva Stowe, passò all’interno di Irvine a grande velocità e bloccando entrambe le anteriori finì direttamente dentro le protezioni a bordo pista. Appena pochi secondi prima del crash, la gara venne stoppata in seguito a due piloti bloccati in girglia di partenza, si trattava di Villeneuve e Zanardi, una comunicazione che non arrivò, purtroppo, in tempi brevi.
Le fasi concitate di soccorso non lasciavano alcun dubbio, l’incidente riportava danni seri, il kaiser infatti non riuscì subito ad uscire da solo dall’abitacolo. Tempo dopo rilasciò una intervista dove descrisse quei momenti drammatici: “Credevo di morire. Ho sentito il cuore che si fermava. Sudavo, ho sentito che i battiti cardiaci diminuivano, il mio cuore improvvisamente si è fermato e tutto è  diventato nero. Non so esattamente quanto tempo è durato lo stato di incoscienza e da cosa fosse causato, ma è quello che ho sentito“. La conseguenza del terribile frontale di Silverstone fu una frattura di perone e tibia della gamba destra. Da qui la celebre frase di Schumacher tempo dopo “Siamo stati fortunati, ne siamo usciti solo con una gamba rotta”.

I sogni mondiali di Maranello passarono subito nelle mani di Eddie Irvine. Senza la punta di diamante si prospettava una missione quasi impossibile ma per poco non si realizzò. Michael riapparve per alcuni secondi sui maxi schermi del Gran Premio di Germania davanti al suo pubblico, da quel momento partì un disperato tentativo di recupero per correre gli ultimi gran premi della stagione.

Con tutti i sacrifici e lavoro tra palestra e terapia, il Campione riuscì clamorosamente a tornare in pista per le ultime due gare del mondiale. In Malesia aiutò Irvine a vincere la gara, a Suzuka, ultima tappa del 1999 conquistò la pole e rassicurò Irvine davanti alla stampa dichiarando “Voglio aiutare Eddie, se mi troverò davanti a lui, sicuramente lo farò passare”. Tanta buona volontà e impegno che purtroppo portarono all’ennesimo sogno infranto, dopo ’97 e ’98, anche il ’99. Eddie arrivò solo terzo a due punti dal finlandese della McLaren che vinse gara e titolo.

Dopo l’incidente ed il clamoroso recupero, si aprì quella che tutti chiamano L’epoca d’oro Ferrari, dal 2000 al 2004 ben cinque titoli piloti di fila, il cannibale di Kerpen era ormai storia e parte fondamentale di questo strano e pazzo sport.


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