F1 | Ferrari 156/85, la monoposto del sogno iridato di Alboreto

Un duello entusiasmante che va avanti fino al Nurburgring, dove il ferrarista infligge alla McLaren la più bruciante delle sconfitte, vincendo in casa della Porsche, in una gara straordinaria propiziata dai guai della monoposto di Rosberg. Due vittorie piene di storia, di ricordi e di suggestioni: in Canada il trionfo di Alboreto arriva a casa di Gilles Villeneuve, in Germania sulla pista dove Niki Lauda fu vittima di quel terribile rogo che stava per portarselo via, e invece il numero 1 sul musetto in quella stagione stava a simboleggiare una sicura rivincita su un destino che poteva essere beffardo. La Ferrari viaggia con il vento in poppa, ma è l’inizio della fine.

Infatti, da quella gara la Ferrari non “morde” più, e anzi incappa in una serie di episodi sfortunati e di ritiri che, guarda caso, coinvolgono solo la vettura di Alboreto. E questo Ferrari non lo manderà giù, incolpando le turbine KKK, tedesche come la Porsche, le stesse che venivano montate sulle McLaren. Enzo Ferrari volle correre ai ripari, sostituendo le turbine tedesche con quelle americane della Garrett, ritenendole maggiormente affidabili, da montare sulla monoposto della stagione successiva, ma anche all’inizio del 1986 si mantennero inizialmente le stesse turbine.

Il tutto genera una tensione abbastanza violenta del Drake, che si farà più concreta quando la Federazione deciderà di cambiare il regolamento dei motori. Gustav Brunner, infatti, venne incaricato di progettare una monoposto Ferrari per il campionato CART (la 637), che venne portata in pista da Alboreto e si rivelò più veloce delle rivali americane. Progetto che venne bloccato da Barnard, che richiese espressamente di virare tutti gli sforzi sulla Formula 1. Ma questa è un’altra storia.

Cristian Buttazzoni

"Life is about passions. Thank you for sharing mine". (M. Schumacher) Una frase, una scelta di vita. Tutto simboleggiato da un numero, il 27 (rosso, ma non solo)